10 anni che c’è Damiano

Sabato 17 marzo, al Palazzetto Fevi ci sarà una grande festa in memoria di Damiano Tamagni a 10 anni dalla scomparsa. Spettacoli e concerti, con la collaborazione di Rete Tre, anche per ringraziare tutti coloro che negli anni hanno sostenuto e fatto crescere l’associazione.

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Dieci anni sono passati e potremmo riempirci la bocca di retorica e di frasi ovvie di circostanza sulla violenza. A un osservatore esterno dovremmo però spiegare perché Damiano Tamagni, ucciso 10 anni fa per futili motivi, è diventato qualcosa di più di una statistica.

Damiano è diventato, grazie ai suoi genitori e agli amici, una bandiera. Lo stendardo di un morto nostro, di tutti, Damiano si trasfigura e non è più solo una persona ma un monito alla stupidità dell’uomo, e anche un invito al perdono e all’intelligenza.

Sabato 17 marzo, al Palazzetto Fevi ci sarà una grande festa in sua memoria. Spettacoli e concerti, con la collaborazione di Rete Tre, anche per ringraziare tutti coloro che negli anni hanno sostenuto e fatto crescere l’associazione.

Noi abbiamo chiesto a due tra i numerosi artisti e ospiti un pensiero che descrivesse la loro concezione di vita, che spiegasse il perché sono presenti a questa manifestazione dolce ed amara al contempo.

Flavio Sala (Roberto Bussenghi)

Difficile fare un pensiero, un pensiero senza sembrare retorici, cosa dire? A volte ho la sensazione che il mondo non sia popolato dallo stesso tipo di persona, mi spiego: è come se fossimo divisi in più specie, in diverse tipologie. Come può un essere umano che ragiona come me, e come per fortuna la maggior parte di noi, essere così feroce, così senz’anima da commettere un gesto come quello che è stato commesso dieci anni fa? Stroncare una vita per puro divertimento, magari per noia.

Ti sale una rabbia dentro, e allora ti stufi di volerli giustificare tutti sempre, di cercare di capire e di perdonare. Verrebbe voglia di mettere queste persone in una cella e buttare via la chiave, dimenticarsi che certi mostri vivono intorno a noi, cancellarli per sempre.

Ma l’eredità raccolta da tuo padre, l’eredità lasciataci da te, Damiano, è un’eredità di pace, che ci dà la capacità di trasmettere un messaggio alla gente che vive intorno a no.

Perché simili orrori non si ripetano più, se ci si dovesse rendere conto che qualcuno vicino a noi, per strada, a scuola, nelle mura domestiche, malauguratamente, si stia muovendo in quella fottuta direzione, che il tuo messaggio sia una luce, una luce che aiuti a far sì che chi ha coscienza e si trova nelle vicinanze intervenga per tempo fermando questa barbarie.

Non mettiamoci i paraocchi come i cavalli, non facciamo finta di non vedere, perché spesso è più facile ignorare il problema, fingendo che non esista, fingendo di non conoscere la violenza intrinseca di certe persone che conosciamo. Dacci la forza, Damiano, di continuare ad amare e di restare uniti.

Alessandro Veletta (Mistyc Barrito, Mister Baritono)

Quando sei giovane non ci rifletti, perché non fa parte del tuo credo, l’unica cosa che pensi è il divertimento, senza pensieri, “Hakuna Matata” come dicevano Timon e Pumbaa del Re leone.

Poi però devi fare i conti con l’inaspettato, perché purtroppo la vita può essere, alcune volte, diversa da quello che tu, ti avresti aspettato.

E ora, che anche io sono genitore da 8 anni,…bhe lo sapete…non ci voglio pensare….ma è giusto e soprattutto un dovere non dimenticarlo, perché la violenza genera violenza, l’amore genera solo amore.

Conosco bene la famiglia Tamagni, soprattutto la mamma perché si è occupata di mio figlio per ben due anni all’asilo nido. E la sentivo sempre parlare prendendo come esempio suo figlio…che quando era bambino…quando era bambino…e dentro di me mi sentivo male alle parole che diceva, perché Damiano non c’e’, e vive solo nel suo cuore fatto solo di ricordi e amore.

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