76 anni per ringraziare la pietà

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Premiata Elsbeth Eigenmann, una delle ragazze della seconda C di Rorschach del 1942, che alzavano accorate il loro appello alla Confederazione Elvetica, al loro Stato, perché la smettesse di respingere i profughi ebrei alla frontiera.

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Ieri si è tenuta la giornata a Bellinzona in cui il governo, a nome di Manuele Bertoli, suo presidente, ha chiesto scusa. Scusa per gli affidi forzati di bambini, strappati alle famiglie nei decenni passati (fino agli anni ‘70). Bambini rubati in nome di una morale comune restrittiva e bacchettona, bambini spesso finiti in realtà a loro ostili, costretti a subire violenze o prepotenze.

Il mio governo ticinese, che ovviamente oggi non è più responsabile di quei fatti, ha chiesto scusa, e ne sono fiero. Ammettere i propri errori e le proprie debolezze è sintomo di uno Stato forte. E anche se in ritardo, riconosce alle vittime i loro patimenti, e questo è importante, forse più dei risarcimenti in denaro.

Un’altra storia recente, eppure vecchia di quasi ottanta anni, permette anche qui di dare il giusto valore a un gesto di pietà e ribellione, quello di una classe, la seconda C, di adolescenti di Rorschach. Una classe di ragazze, allora non si amava mischiare i sessi. Oggi molte non ci sono più. Sono morte da anni, qualcuna resiste, vecchiarella e malata, come Elsbeth Eigenmann, che tramite la biografa che ha raccontato la loro storia, ha ritirato un onoreficenza, consegnata a Milano da Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide).

Gariwo è un’associazione che premia coloro che si sono distinti, i “messaggeri del bene che ieri e oggi hanno compiuto un gesto in difesa dell’altro e della dignità umana”.

Le ragazze della seconda C, nel 1942 alzavano accorate il loro appello alla Confederazione Elvetica, al loro Stato, perché la smettesse di respingere i profughi ebrei alla frontiera. Si sapeva che succedeva allora? Sì, lo sapevano delle ragazzine adolescenti, lo sapevano gli ipocriti che voltavano la faccia dall’altra parte. Ecco perché lo schiaffo di queste donnine è fragoroso, soprattutto nella Svizzera di allora:

“profondamente indignate che i profughi vengano ricacciati così spietatamente verso una sorte tragica. Si è forse dimenticato completamente che Gesù ha detto: ‘Ciò che avete fatto al più piccolo tra voi, lo avete fatto a me’? Non ci saremmo mai immaginate che la Svizzera, l’Isola di pace che pretende d’essere misericordiosa, avrebbe ributtato come bestie oltre la frontiera questi miseri esseri infreddoliti e tremanti. Questi esseri umani hanno riposto tutte le loro speranze nel nostro Paese. Quale crudele delusione devono provare nel venir respinti verso il luogo da cui sono venuti e dove andranno incontro a morte sicura?”

Sono passati 76 anni perché venga raccontata la loro storia, perché venga riconosciuto a loro, ragazzine col grembiule e le treccine, una grandezza d’animo che era così scarsa allora come oggi.

Scusa dobbiamo chiedere anche a loro, come ai bambini rubati. Perché anche a loro è stato rubato qualcosa, la fiducia nel proprio Paese, la consapevolezza che chi deve proteggerti manda a morire altre persone con la consapevolezza di farlo.

Questa è stata la lezione più amara per la seconda C di Rorschach.

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