Abbiamo un PIL robusto come un elefante

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Vitta si compiace della crescita dell’economia ticinese, ma la realtà dei fatti è ben diversa

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Mica vero, la crescita del PIL in Ticino è dovuto solo all’assunzione di frontalieri. Non facciamo loro una colpa, uno che deve guadagnarsi il pane non diventa un farabutto solo perché abita a Maslianico.

Pur vero è che, appunto come dicevamo sempre in merito alle sviolinate di Vitta, che si compiace per l’economia del Ticino che va benissimo, c’è solo un problema: i ticinesi.

Eh sì, noi poveri baluba non smuoviamo di un millimetro il nostro 6% di disoccupazione, (di media eh? Perché poi tra giovani e anziani è peggio) diventiamo sempre più poveri (rischio di povertà al 31%, il doppio della Svizzera). Il lavoro temporaneo è quasi raddoppiato in quattro anni, nel senso che molte fasce lavorano, ma non riescono neanche pregando San Cristoforo a trovare un tempo pieno. Working poor, li chiamano.

Però l’economia tira, certo. Ma i nostri servizi subiscono costanti tagli, e questo nonostante i milioni della banca cantonale e le sopravvenienze d’imposta dovuti alla mini amnistia fiscale federale.

Come dicevamo l’occupazione aumenta, ma il 60% di questa è dovuta all’impiego di manodopera frontaliera a stipendi significativamente più bassi della media ticinese.

“Nell’agglomerato di Lugano, dove vive circa un ticinese su tre, tra gli anni 2005 e 2016 è stata generata circa la metà della crescita economica ticinese con il 42% di tutte le persone occupate nella regione”. Dice lo studio di Bak Economics* sullo sviluppo dell’economia ticinese.

Sarà, però l’aeroporto sta fallendo e il centro di Lugano si sta desertificando peggio del lago Baikal. Se non giornalmente, non passa settimana che non ci sia un negozio o un esercizio che chiude. Bellinzona ha una crescita equilibrata: la struttura delle specializzazioni settoriali ticinesi ha sostenuto la crescita macroeconomica della regione di Bellinzona” ci dice sempre il Bak, Locarno è fanalino di coda, è come non averlo, contribuisce per il 3%, mentre Chiasso e Mendrisio, udite udite, vanno benissimo. Anche qui, il cittadino medio e scemo come me si chiede come mai l’assistenza esplode a Chiasso e come mai i poveri Momò sono alla canna del gas (scusate l’autocitazione). Saranno percezioni, di sicuro. Il sud del Ticino fa macroeconomia, la fa bene e la vita è meravigliosa. Toglietevi quel broncio dalla faccia, disfattisti!

 

* BAK Economics AG è un istituto di ricerca economica svizzera indipendente che produce su commissione studi economici completi e ne mette a disposizione i risultati per la politica, l’economia e la società.

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