Anna delle Brigate Internazionali

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Mi commuovono le Brigate Internazionali. Sono quelle dei ragazzi partiti per la guerra di Spagna, alcuno solo diciassettenni o diciottenni. Amo quel monumento sobrio e scabro sul Monte Ceneri, un monumento umile che pochi conoscono.

Una quindicina di nomi, di ticinesi, gravati su una stele di granito, appoggiata, quasi nascosta tra le foglie che ne decorano la base. Giovani, idealisti, folli, che nel 1936 partirono, carichi della rivolta nel cuore per abbattere il fascismo di Franco.

Le ossa ci lasciarono, quei ticinesi eroici e pazzi, sui campi delle Asturie, sulla Sierra di Guadarrama o nelle strade di Barcellona. Morirono per inseguire le loro anime, che palpitavano per un ideale di libertà e di giustizia. Morirono, in fondo, per l’amore grande di una società libera e di uguali.

Oggi le Brigate Internazionali combattono in Siria, ad Afrin. Ragazzi e ragazze che vengono da tutta Europa, come allora. Anarchici, comunisti, rivoluzionari.  Muoiono ad Afrin, anche loro, come i curdi, abbandonati da un’Europa disgustosa, che baratta il loro martirio con un tiranno il cui unico “pregio” è fermare le orde d’immigrati che quella stessa Europa non vuole nemmeno toccare. Quello che era il sogno di Kobane, delle truppe curde e yazide, il sogno di una società più giusta muore oggi insieme a quei ragazzi.

Oggi le Freedom Brigade si sono sciolte. Chi è tornato a casa, chi è rimasto a fissare il cielo del Ghouta con occhi velati e spenti, come Anna di Lews, venuta in Siria dalle verdi colline del Sussex. Anna è morta sotto un bombardamento turco, credeva nelle donne combattenti dell’Ypj*, le ammirava, vedendo in loro la stessa forza che l’animava, scorgendo tra le pieghe della sporcizia e le frange dei turbanti la libertà che a una donna ancora oggi non è data.

Quel fucile mitragliatore, le sue compagne, la guerra, rendevano Anna più donna di quanto mai sarebbe potuta essere tra le pigre case di pietra di Lews. Lei è morta e i curdi continuano a combattere, come sempre abbandonati da tutti, anche perché non hanno alternativa. Il suo amico Macer, partito con lei, dice che era una ragazza adorabile. Un’inglesina dai capelli biondi e gli occhi azzurri, che ora giace inseme alle curde dallo sguardo di giaietto e dai capelli d’ebano. Sorelle nella vita, sorelle nella morte.

Forse nel Sussex qualcuno costruirà una stele in arenaria col suo nome. Forse no. Forse Anna si perderà nella polvere di una storia troppo crudele e silenziosa, dove la voglia di rivoluzione si è coagulata nell’ottusità bovina della gente comune.

Noi ricordiamola, Anna, insieme ai ragazzi del Ceneri.

Sono fatti della stessa pasta e sempre lo saranno, anche negli anni a venire, finché ci saranno dei pazzi rivoluzionari disposti a seguire la loro anima fino all’inferno.

*l’Ypj è l’unità di protezione delle donne, brigata combattente femminile dell’ YPG, l’Unità di Protezione Popolare. L’uguaglianza tra uomini e donne è alla base dell’ideologia dell’Ypj.

 

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