Barbara Balzerani, parole di piombo

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Le vergognose parole della Balzerani uccidono per la seconda volta le vittime e si fanno beffa del dolore che costantemente ha accompagnato i parenti per quarant’anni. Tuttavia, il suo atteggiamento scellerato non deve farci dimenticare che la libertà di espressione è un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito.

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Chiunque abbia avuto la sfortuna di provare un dolore devastante sa bene quanto male facciano gli anniversari. Perché è vero che il tempo lenisce, ma non cancella mai del tutto e rivivere il ricordo di quel momento riapre inevitabilmente le ferite.  Soprattutto se il dolore è stato causato da un’ingiustizia inspiegabile, come gli attentati terroristici. Ancor più se i carnefici, invece di tacere, si fanno beffa delle vittime alle quali arbitrariamente hanno tolto la vita e di quelle che continuano a vivere ma che, a causa loro, sono state private dei genitori, di un marito o di una moglie, di un fratello o di una sorella, di un amico o di un’amica.

Questo è ciò che è accaduto lo scorso 16 marzo, in occasione del quarantennale della strage di via Fani, l’agguato durante il quale le Brigate Rosse sequestrarono il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, il cui cadavere fu fatto rinvenire in un’auto dopo 55 giorni di prigionia, e spararono alla sua scorta, i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi .

Ed è proprio nello stesso giorno che una degli artefici di questa strage ha deciso di oltraggiare nuovamente le vittime e i parenti. Si tratta di Barbara Balzerani, membro delle Brigate Rosse e partecipante al sequestro Moro. Condannata all’ergastolo, dal 2006 ha beneficiato della libertà condizionale e nel 2011 ha finito di scontare la sua pena. Attualmente lavora in una cooperativa informatica e si dedica alla letteratura.

Ed è proprio per presentare il suo ultimo libro“ L’ho sempre saputo” che è stata invitata da un centro sociale di Firenze.  Scelta discutibile questa, non solo perché caduta lo stesso giorno del quarantennale , ma anche perché la Balzerani si è dimostrata irrispettosa. Qualche giorno prima della presentazione, in un post su Facebook poi cancellato, aveva infatti scritto “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?” Inoltre, durante la presentazione del libro, la Balzerani ha aggiunto “C’è una figura, la vittima che è diventata un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”. E ancora “Non è che se vai a finire sotto un’auto sei una vittima della strada per tutta la vita, lo sei nel tempo che ti aggiustano il femore”

Parole agghiaccianti le sue, che hanno provocato immediatamente la reazione dei parenti delle vittime. Maria Fida Moro, figlia di Aldo, ha replicato che  “Se c’è qualcuno che ha trasformato in mestiere una morte totalmente ingiusta siete voi, portati in palma di mano, da gente vile e meschina. È paradossale che viviate da allora a braccetto con il sistema che dicevate di voler combattere”. Luca Moro, suo figlio, ha aggiunto: “Noi non abbiamo scelto di essere vittime e non ne abbiamo fatto un mestiere. Negli ultimi quaranta anni avete avuto lo spazio, la voce e la visibilità. Cose che a noi sono state negate

L’Associazione vittime del terrorismo, il cui presidente Roberto Della Rocca, è stato gambizzato dalle Brigate Rosse nel 1980 a Genova, ha sottolineato: «La vittima non è mestiere ma una calamità che capita a persone e familiari. E dura tutta la vita, perché le ferite morali non si rimarginano. Questi signori se hanno da dire qualcosa si presentino davanti ai giudici e diano brandelli di verità, anche se la giustizia non la possiamo ormai più pretendere. Ci farebbe piacere che invece di esporsi, cercassero di farsi dimenticare».

Ha fatto loro eco Lorenzo Biagi, figlio di Marco giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse a Bologna nel 2002: “Provo un grande disgusto nei confronti di questa frase anche perché offende noi vittime e tutte le persone che hanno sofferto”

Le vergognose parole della Balzerani uccidono per la seconda volta le vittime e si fanno beffa del dolore che costantemente ha accompagnato i parenti per quarant’anni. A causa di una “prova ingiusta e incomprensibile”, come scriveva Moro alla moglie dalla sua prigionia, sei famiglie hanno vissuto senza un padre e hanno fatto enormi sacrifici per andare avanti. E l’Italia intera è sprofondata nel terrore, macchiata di sangue innocente.

Le parole della Balzerani, tuttavia, riaprono il dibattito sull’opportunità di garantire la libertà di espressione a tutti. Le sue sono frasi che feriscono e che, istintivamente, fanno venir voglia di censura. E’ giusto dare la parola ai terroristi? Non si rischia così di farli passare per eroi e di influenzare negativamente le generazioni più giovani?

Senza dubbio l’ex brigatista avrebbe fatto meglio a tacere e a ritirarsi a vita privata, senza arrogarsi il diritto di pontificare sul suo personale concetto di giustizia e senza infierire sui parenti delle vittime.

Tuttavia, il suo atteggiamento scellerato non deve farci dimenticare che la libertà di espressione è un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito. Il diritto di esprimere liberamente il nostro pensiero è ciò che distingue “noi” da “loro”, è ciò che rende le nostre democrazie migliori delle dittature che i terroristi, di ogni colore, vorrebbero imporre con la loro insensata violenza.

Solo difendendo le nostre libertà fondamentali il sacrificio di Aldo Moro, dei cinque uomini della sua scorta e delle vittime di tutti i terrorismi del mondo non sarà vano.

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