Bignasca, non sei come la Viscardi

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Boris Bignasca, ormai ai margini nella Lega, cerca di accostare le proprie vicende a quelle ben diverse di Giovanna Viscardi.

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In questi giorni abbiamo visto un inedito Boris Bignasca, amareggiato ed emarginato, che ci fa quasi un po’ tenerezza. Scrive, infatti, in un suo post in merito alle dimissioni di Giovanna Viscardi dalla presidenza PLR di Lugano:

“Solidarietà a Giovanna Viscardi, amica e spesso avversaria politica. Conosco molto bene la sofferenza di essere messi all’angolo dal proprio gruppo politico”

Sembra quasi di vedere Churchill sul viale del tramonto, messo da parte dai suoi compatrioti dopo aver traghettato l’Inghilterra fuori dall’incubo della Seconda Guerra Mondiale. Boris prosegue, grondante rimpianto e gravato da questo zaino d’ingratitudine:

“Forse capita perché si è troppo sinceri o troppo diretti?! Forse capita perché si è un po’ ribelli e non ci si vuole piegare ai poteri forti?! Non aggiungo altro…”

Un paio di cosette per commentare queste dichiarazioni vanno fatte. Una su tutte, il distinguo tra Giovanna Viscardi e Boris Bignasca. È come per la guerra, quando si cerca di mettere insieme partigiani e fascisti. Se a Viscardi non si può non riconoscere un’attitudine al dialogo politico, alla pacatezza e alla positività, dall’altra abbiamo un Boris Bignasca, e ho detto tutto.

Però su una cosa Boris ha ragione. Quel potere, pesante eredità del Nano, che si è trovato sul gobbo, e che, volente o nolente non ha scelto, non faceva per lui.

Oggi, estromesso anche dal Mattino, preso in mano dall’eminenza grigia della Lega, la cugina Antonella, Boris si trova ai margini.

Insomma, il piccolo Bignasca si è scontrato con una gestione di partito dove essere figlio del capo tribù non basta. Più il Nano si allontana nella notte dell’oblio, più Boris perde via via potere trovandosi, appunto, emarginato ed estromesso da coloro che fino a ieri scodinzolavano dietro al padre.

E diciamolo fuori dai denti, Giuliano Bignasca sarà stato anche un grande fiutatore del clima politico ma senza i suoi milioni la Lega non avrebbe mai visto la luce, e lui non sarebbe mai stato il leader che abbiamo conosciuto.

Boris non è un ribelle e nemmeno uno che non vuole piegarsi ai poteri forti. No, Boris è vittima del fatto che non è in grado di mettere in campo la vagonata di franchi che Giuliano, nell’arco degli anni ha distribuito: in primis al Mattino della Domenica, e poi a un sacco di persone, creando un regime di clientelismo che avrebbe fatto invidia a un nobile romano. E la stessa cosa ha fatto, da furbacchione che era, quando è stato eletto in Municipio: distribuendo centinaia di posti di lavoro, depauperando le casse del Comune per, per legioni di fedeli e grati “clientes”.

Il potere te lo costruisci, ma passarlo ai figli non è una conseguenza ovvia. Con le dovute proporzioni, l’ha insegnato la storia, imperi immensi si sono poi sgretolati alla morte del leader.

Oggi Boris è, a tutti gli effetti, uno che nella Lega non conta quasi più niente. I pochi fedeli rimastigli, praticano quasi più un atto di canina fedeltà che di sostegno politico consapevole.

Per cui no, Boris, tu e la Viscardi avete poco in comune, a parte forse il metodo con cui vi hanno tagliati fuori i “poteri forti”, poteri che vanno bene quando sono dalla tua parte, ma diventano l’ “establishement” quando ce li abbiamo contro. Boris per ora regge, ma a rischio di sembrare cattivi profeti, dubitiamo che durerà a lungo.    

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