Case anziani, dal riposo al caos?

Da centri di accoglienza per chi non regge più agli acciacchi dell’età, a luoghi additati a causa dei loro disservizi o al centro di faide politiche e clientelari come sempre più di frequente accade in Ticino

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Quando le candeline iniziano ad allinearsi in fila per sei col resto di due come i gatti di quella canzoncina imparata all’asilo e che da piccini intonavate con tanto entusiasmo, mentre il fiato per spegnerle non sembra più essere quello di un tempo, ecco che è proprio questo il momento in cui rischiano di farsi largo nella vostra testa pensieri mai avuti prima.

Visioni che affiorano dal futuro in maniera del tutto inaspettata. E fra queste, solitamente, c’è anche l’ombra lunga, lo spettro della casa anziani. Quel luogo di riposo e di cura dove, una volta che non sarete più in grado di prendervi cura di voi, si spera ci sarà qualcuno pronto e ben disposto a farlo al vostro posto. Proprio così. Perché è a questo che servono gli istituti di ricovero, strutture di accoglienza pensate per tutti coloro che col sopraggiungere degli acciacchi e degli affanni legati all’età si ritrovano a non essere più autosufficienti. Ma non tutti gli ospiti lo sono per forza, intendiamoci.

Di certo non luoghi immaginati per essere additati a causa dei loro disservizi o al centro di faide politiche e clientelari come sempre più di frequente accade in Ticino (Leggi qui). Perciò scordatevi di quel giusto e meritato riposo che chiunque abbia un’età veneranda dovrebbe essersi meritato di diritto. E preparatevi invece a un bollettino di guerra. Lo stesso che le cronache di questi giorni ci hanno fornito con una serie di notizie che messe in fila fanno davvero impressione e ci restituiscono una visione della realtà e di quella delle case per anziani piuttosto sconfortante.

Se, alla San Donato di Intragna, la direttrice Nazarena Mordasini si oppone alla sospensione inflittale e il suo legale spara a zero sui sindacati responsabili di aver messo in cattiva luce la sua cliente e sul Cantone reo invece di non collaborare al punto da arrivare a dichiarare: “ci si chiede se la responsabilità dell’apparente degrado delle case anziani non vada ascritta ad autorità e funzionari cantonali”, a Minusio, a Casa Rea il capo cure Donato Zanetti che aveva denunciato alcune gravi magagne nei protocolli della struttura si è visto sollevare dal suo incarico.

E per una direttrice che, di schiodare, proprio non ne vuol sapere, a inizio febbraio c’era invece un direttore, Stefano Hefti della casa anziani San Carlo di Locarno, che dimissionava. E tutto ciò senza doverci per forza addentrare nel ginepraio delle vicende giudiziarie, balzate ultimamente agli onori della cronaca, come nel caso della fondazione Tusculum e della sua struttura ad Arogno dove è emerso che le malversazioni e la truffa a carico degli anziani andavano avanti almeno da una decina d’anni.

Insomma, il vento gelido che soffia ultimamente, non fa che alimentare la fiamma del nostro disappunto. Soprattutto pensando a quel bel proverbio africano che dice: un vecchio che muore è una biblioteca che brucia. E in società poco attenta alla terza età, che ha fatto della morte un tabù e della vecchiaia una vergogna, malgrado l’età media della popolazione aumenti, tutto ciò non è per nulla foriero di buoni auspici. Anzi.

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