C’erano Bannon, Salvini e Marcello Foa…

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Sarebbe l’inizio perfetto per una barzelletta se non fosse che invece non c’è proprio nulla da ridere riguardo all’incontro segreto tenutosi l’8 marzo scorso a Milano fra il leader della Lega Matteo Salvini, e l’ex stratega di Donald Trump, alla presenza di Marcello Foa

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Sarebbe l’inizio perfetto per una barzelletta se non fosse che invece non c’è proprio nulla da ridere riguardo all’incontro segreto tenutosi l’8 marzo scorso a Milano fra il leader della Lega Matteo Salvini, uscito purtroppo a testa alta dal responso delle urne nelle ultime elezioni politiche italiane, e l’ex stratega di Donald Trump. Ma la cosa si fa ancor più cupa scoprendo che, fra i pochi eletti che hanno avuto l’onore di poter presenziare al colloquio tra i due, spicca anche il nome del gran visir del giornalismo nostrano Marcello Foa, l’amministratore delegato della holding che raggruppa il Corriere del Ticino, Radio 3i e Teleticino.

Già. “Il triangolo, no. Non lo avevo considerato” cantava alla fine degli anni Settanta Renato Zero. Noi come lui, sulle ali della fantasia seppur non ci manchi l’immaginazione, forse per pudore o per ingenuità, a un triangolo così non ci saremmo mai spinti neppure sotto l’effetto delle peggio droghe. E invece l’amore, si sa, soprattutto quello al di fuori degli schemi classici della coppia è spesso clandestino, e coltivato in gran segreto.

Un segreto che in questo caso si è rivelato quello di Pulcinella. Anche perché Steve Bannon, la mente della campagna elettorale di Donald Trump, in pratica l’artefice della sua vittoria, non è esattamente un pirla qualunque. Tanto più dopo che, colui che è diventato come il prezzemolo nella dieta dell’estrema destra al di qua e al di là dell’oceano, è stato chiamato in causa nello scandalo legato a Cambridge Analytica che ha travolto e affossato la credibilità e le quotazioni di Facebook in borsa. (Leggi qui )

Una squallida faccenda, quella che vede al centro di tutto l’azienda di consulenza e la compravendita sottobanco di dati sensibili a fini meramente politico-elettorali dietro alla quale c’è sempre e soprattutto il nostro Steve. E giusto per non farsi mancare niente, dalle informazioni finora trapelate, Cambridge Analytica avrebbe pure prestato i sui servigi proprio a un movimento politico italiano. Un partito del quale non si sa ancora il nome e che non è detto si tratti per forza della Lega. Ma francamente poco importa, perché i metodi adottati da Matteo il gatto sono gli stessi promossi da quella vecchia volpe di Bannon. Salvini che su Facebook ha più di due milioni di fan che lo seguono con ben otto persone incaricate di gestire la sua pagina. Salvini che in campagna elettorale s’era perfino inventato il giochino “Vinci Salvini” con il quale, dopo essersi registrati e aver fornito i propri dati e a seconda di quanto uno s’era dato da fare per diffondere il verbo xenofobo del superbullo leghista, si poteva vincere nientemeno che “una telefonata col Capitano”.

Capitano che, Steve il Guru, ha elogiato pubblicamente definendolo “Brother Salvini”. Fratelli di manganello di una destra che è ricomparsa come gramigna in tutta Europa grazie alle trame intrecciate nell’ombra da loschi figuri, di cui Bannon è solo la punta dell’iceberg, al fine di puntellare la creazione di una rete populista in grado di scardinare il sistema. Insomma, per capirci, un po’ quello che un certo Licio Gelli coltivava all’ombra della P2 proprio negli anni in cui alla radio Renato Zero cantava “lui chi è? Come mai l’hai portato con te? Il suo ruolo mi spieghi qual è?”, parole che, in un rigurgito di malsana fantasia, vogliamo immaginare profeticamente rivolte al Montanelli di Paradiso, a Marcello Foa, che notoriamente, più che a un giornalista, somiglia alla brutta copia della brutta copia di un Emilio Fede incrociato con Costanzo. Guarda caso tutti e due fieramente piduisti.

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