Gucci, uno scandalo annunciato

Pubblicità

Quella svizzera è l’ennesima scelta politica che basa la propria economia non sulla creazione di circuiti virtuosi ragionati a lungo termine, ma su un’economia parassitaria (come era quella del segreto bancario) che permette utili immediati ma poi  ci si rivolta contro.

Di

Che la Gucci ci tettava dentro lo sapevano tutti. I fiduciari più accorti si erano già resi conto, però, che questo agire, anche se vidimato dalle nostre leggi federali e cantonali, aveva delle falle, soprattutto nel fatto che queste triangolazioni erano create proprio per evadere il fisco nel Paese d’origine. E i Paesi d’origine, i loro soldi li vogliono indietro, fregandosene anche un po’ delle leggi svizzere.

Mettiamola così, se un italiano ruba una mela in Italia e la porta in Svizzera la mela sempre rubata è, e tu che gliela conservi puoi fare finta di niente dicendo che per le leggi svizzere non è un reato detenere la mela di quel tizio, ma un reato rimane, in Italia.

Questo modo di fare impresa è tipico delle correnti masoniane degli anni ’90, una politica proseguita allegramente da Christian Vitta. Infatti non è un caso che sia stato proprio lui, come sindaco di Sant’Antonino, a permettere l’insediamento della Gucci, decantandone l’enorme valore aggiuto per la regione e soprattutto per le saccocce del suo Comune. Che poi la Gucci assumesse praticamente solo frontalieri e che il 75% del suo personale guadagnasse meno di 2700 franchi era poco rilevante. Che il traffico di camion e auto aumentasse ulteriormente nel comparto dei centri commerciali del piano di Magadino, era anch’esso un problema secondario.

C’è chi paragona l’indotto della moda in ticino (Gucci docet) a quello del settore bancario degli anni d’oro. Scordando però che il settore bancario perlomeno creava lavoro, lo creava specializzato e ben pagato assumendo in gran parte residenti. Il settore della moda è una giungla composta soprattutto da frontalieri sottopagati e che non crea nessuno o poco valore aggiunto. Aziende soprattutto attratte, come Gucci, dalla bassa pressione fiscale, aziende che non creano un circolo virtuoso economico, ma approfittano unicamente di un periodo in cui si avvantaggiano temporaneamente fino alla prossima delocalizzazione.

Oggi ci sono quelli che invocano i milioni di tasse come giustificazione per aziende che costruiscono capannoni brianzoli vasti come isolati, assumono centinaia di frontalieri e distruggono, perché è quello che fanno, il mercato del lavoro ticinese spingendo al dumping salariale. È tanto inutile parlare di Prima i Nostri quando i salari non raggiungono i 3000 franchi al mese.

Tuti sappiamo che alcuni Cantoni svizzeri, in primis Zugo, seguito a una certa distanza da Ticino e Grigioni, sono da sempre utilizzati, da chi ha in mano le redini finanziarie di gruppi che operano su scala mondiale, per ottenere quello che un’impresa “normale” di medie – piccole dimensioni non può fare: cercare di pagare meno tasse possibile.

Quella svizzera è l’ennesima scelta politica che basa la propria economia non sulla creazione di circuiti virtuosi ragionati a lungo termine, ma su un’economia parassitaria (come era quella del segreto bancario) che permette utili immediati ma poi  ci si rivolta contro.

Nel frattempo, l’OCSE ha ratificato degli accordi, sottoscritti anche dalla Svizzera, per evitare la concorrenza fiscale tra nazioni e per chiamare alla cassa i grossi brand, tassandoli nella nazione dove producono e non dove hanno succursali (caso Gucci). In seguito a tutto ciò, non è così peregrina l’ipotesi che l’Italia chieda alla Svizzera di riavere indietro le tasse pagate da Luxury Goods – Gucci. Speriamo che Vitta dorma sonni tranquilli, visto che comunque Gucci è decisamente affar suo, a partire dal suo insediamento

La vera svolta, dunque, in Ticino la si avrà quando si cambierà questo tipo di pensiero e si ricomincerà a ragionare non con il moltiplicatore fiscale inchiodato nel cervello come un dogma religioso, ma fertilizzando il terreno per la crescita di aziende più piccole, più ancorate al territorio ma con un respiro europeo, che creano lavoro e che ragionano sul lungo termine.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!