Il nostro sangue sulle vostre mani

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“È un evento storico, grazie ragazzi di Parkland, il vostro messaggio agli adulti è: unitevi a noi o liberate il campo. Noi siamo qui e stiamo arrivando”.

Ha dichiarato Micheal Moore, documentarista e realizzatore del toccante “Bowling for Columbine”, un documentario del 2002 sull’eccidio, avvenuto anch’esso in una scuola, vincitore nel 2003 dell’oscar come migliore documentario.

E chi meglio di lui può commentare i milioni di persone, soprattutto ragazzi, che sono scesi in piazza sabato scorso. Sotto gli occhi di tutti era la folla oceanica a Washington con più di 800’000 persone, una mobilitazione che gli USA non vedevano da 50 anni, dai moti di protesta contro la guerra nel Vietnam.

Centinaia di migliaia di persone, in centinaia di città, un monito serio non solo al presidente Trump, foraggiato massicciamente dalla NRA, la lobby delle armi, ma anche ai senatori  sullo stesso libro paga.

Un segnale d’allarme da non sottovalutare, per un presidente sempre più isolato nella sua suicida ostinazione, al punto da proporre l’assurdo come unica soluzione: l’idea di armare i professori (leggi qui).

I giovani hanno ricordato che molti di loro hanno 18 anni e che si iscriveranno alle liste elettorali. Non è più solo una protesta, ma una pressione seria per far sì che finalmente qualcosa cambi, come nel manifesto proposto dagli stessi studenti, guidati dai superstiti dell’ultimo massacro a Parkland in Florida. Ma soprattutto, questa protesta segue quella delle donne e di numerose frange che sembrano svegliarsi, soprattutto in vista delle elezioni di midterm che si tengono due anni dopo le presidenziali (leggi qui)

In un Paese dove le cronache criminali sembrano il bollettino della guerra in Siria, (leggi qui), qualcosa si è rotto. La vacca sacra del diritto a detenere un’arma, diritto sancito da una Costituzione scritta due secoli fa quando gli Irochesi e i grizzly ancora imperversavano nelle foreste, sta forse per cadere. I ragazzi, gli elettori giovani chiedono regole, chiedono sicurezza, chiedono di essere protetti non con altre armi ma con delle leggi.

Cosa succederà non lo sappiamo, certo è che se Donald continua imperterrito per la sua strada, il tracollo repubblicano non è solo probabile ma quasi una certezza.

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