“Io l’8 ogni giorno”: in Ticino, l’8 marzo è una giornata di lotta femminista

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L’8 Marzo diventa anche in Ticino un’occasione per ricordare che questa non è una festa da celebrare fra mimose e strip-tease maschili, ma una giornata di lotta e di rivendicazioni legittime. A ricordarcelo, oggi, è il corteo organizzato a Bellinzona, in partenza alle 18 da Viale Stazione, dal collettivo “Io l’8 ogni giorno”

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L’8 Marzo diventa anche in Ticino un’occasione per ricordare che questa non è una festa da celebrare fra mimose e strip-tease maschili, ma una giornata di lotta e di rivendicazioni legittime. A ricordarcelo, oggi, è il corteo organizzato a Bellinzona, in partenza alle 18 da Viale Stazione, dal collettivo “Io l’8 ogni giorno”, un gruppo di donne nato nel 2017 in opposizione alla Riforma della Previdenza 2020 e il previsto innalzamento dell’età pensionabile e che oggi lancia un appello per un’8 marzo finalmente femminista e unitario anche in Ticino.

Al centro della questione, per il collettivo, sono le varie forme di violenza verso le donne, di cui la mancata parità salariale, nelle parole delle partecipanti, è solo la punta dell’iceberg ma preoccupante sotto vari aspetti: dalle retribuzioni più basse, alle discrepanze a livello pensionistico, le condizioni di lavoro peggiori, alla mancanza di strumenti che permettano la conciliazione famiglia-lavoro, resa ancora più difficile dal fatto che il lavoro domestico, non retribuito, grava per la quasi totalità sulle donne. Tutto ciò contribuisce a rendere difficile, o quasi impossibile, l’autodeterminazione e l’indipendenza delle donne.

Tali discriminazioni economiche sono strettamente collegate con le violenze che le donne subiscono senza avere grandi possibilità di reagire: la difficoltà di denunciare, ad esempio, le molestie sul lavoro da parte di superiori o colleghi è parallela a quella di lasciare un compagno violento. Al riguardo, anche nell’avanzata Svizzera i numeri sono inquietanti, riprendiamo le cifre esposte nell’appello: Nel 2016 in Svizzera i reati registrati nella categoria violenza domestica sono stati 17’685 ossia il 38% di tutti i reati rilevanti per l’ambito domestico. Nel 48,8% dei casi di violenza domestica, la persona danneggiata e la persona accusata vivevano un rapporto di coppia; nel 25,8 per cento dei casi erano ex partner. Nello stesso anno, la violenza domestica ha causato 19 vittime perlopiù donne (95%) e persone adulte (95%). Il 63% di questi omicidi è avvenuto nel rapporto di coppia.

In Ticino ogni giorno si segnalano alla polizia 3 casi di violenza domestica. L’aumento dei casi di femminicidio, secondo il collettivo, è probabilmente da mettersi in correlazione con l’aumentata consapevolezza: a morire sono le donne che non accettano più i soprusi e si ribellano a un marito, un fidanzato, un familiare violento. Infine, le discriminazioni sono ancora più pronunciate nel caso di donne migranti,  che le subiscono in quanto donne e in quanto straniere: Sono proprio le nostre leggi sempre più disumane nei confronti degli stranieri e delle straniere a fragilizzare e indebolire le possibilità di resistenza di queste donne, le loro possibilità di dire no alla violenza.

Per tutto questo, oggi, si scende in piazza: contro le discriminazioni, lo sfruttamento all’interno del mondo del lavoro, contro la divisione del lavoro su base sessuale, contro gli stereotipi di genere propagandati e imposti anche dai media alla società, per un femminismo che sia di tutte le donne, e inglobi negli obiettivi della sua lotta ogni forma di discriminazione verso le donne, sia essa sessista, razzista, classista o omofoba, e per una reale emancipazione delle donne, di tutte le donne.

Alla manifestazione hanno aderito: Collettivo Scintilla, MPS, Gioventù Socialista, Coordinamento donne della sinistra, USS Ticino e Moesa, POP, PS, I Verdi, Associazione Comundo, Osservatorio di genere della Svizzera Italiana. Appuntamento a Bellinzona, Viale Stazione, alle 18.

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