La LIA fucilata agonizza

Pubblicità

È ora che i Pinoja, i Bignasca e i Quadri, si attivino sul serio, insieme all’impalpabile Zali, vista la maggioranza che hanno in governo, per aiutare veramente il mondo del lavoro, invece di continuare a buttare là misure cosmetiche irrealizzabili che costano alla collettività ma non cavano un ragno dal buco.

Di

Eccoci di nuovo a parlare della LIA, una legge voluta per aiutare i nostri artigiani e oggi ridotta in fin di vita dalla sequela di fucilazioni legali accolte dal Tribunale Amministrativo.

Che la legge fosse di difficile applicazione (non vi ricorda il 9 febbraio?) si sapeva già da anni (leggi qui), ma l’ostinazione del capo dipartimento l’ha portata in carrozza fino ad oggi per vederla, con tutta probabilità, cadere nel fosso con cavalli e tutto.

Oggi Zali, si ritrova sul bordo di quel fosso, tra ruote, raggi spezzati e finimenti, a guardare la carcassa del calesse. Sereno come una pasqua, Zali dichiarava già a fine anno scorso:

“L’esistenza di problemi giuridici attorno all’impianto della LIA non ci coglie impreparati. Era infatti un’osservazione che il Consiglio di Stato aveva già inoltrato al Gran Consiglio.”

Ecco, appunto, per questo motivo diventa sempre più incomprensibile, nonostante le migliaia di firme raccolte dagli artigiani contro la legge stessa, l’ostinazione nel tenerla in vita, con i costi importanti a carico degli artigiani (altro che canone!) e il suo carico burocratico da incubo.

Per l’ennesima volta, invece di trovare soluzioni reali, che però erano scomode per l’“economia”, si è preferito caricare chi lavorava dell’onere di farlo bene. Si è preferito creare una tassa invece di rafforzare le commissioni paritetiche di controllo. Si è preferito creare disuguaglianze tra grandi e piccoli piuttosto che affrontare una serie di misure che andavano a toccare, perché questo è il problema, gli amici degli amici e il malandazzo che tutti sanno essere frequentissimo nel settore edile.

Il risultato? Le grosse aziende non hanno avuto problemi ad adeguarsi, tanti piccoli artigiani si sono trovati a passare notti insonni senza nemmeno la garanzia di vedere diminuire la concorrenza. I “padroncini” che ieri entravano dalla porta, oggi entrano dalla finestra (leggi qui), spesso sfruttati ancora di più proprio da quella malaedilizia nostrana, che rende il mercato del lavoro edile una giungla. A tanti piccoli artigiani, grazie alla classificazione tra “A” e “B” degli affiliati LIA, è negata la possibilità di accedere a commesse pubbliche, commesse a cui ieri potevano partecipare tranquillamente.

Meglio sarebbe stato aiutare gli artigiani, con corsi di formazione contabile e aziendale per esempio. Meglio sarebbe stato attuare controlli a tappeto nel settore privato, e non nel pubblico che già assumeva solo residenti e domiciliati. Meglio sarebbe stato prendere per la collottola certi farabutti e costringerli a pagare il dovuto o impedire loro di fallire e ricreare aziende come in un gioco di bambole russe.

Perché se il lavoro c’è ma non viene  pagato, viene pagato in ritardo o viene pagato meno del dovuto, e chi lavora nell’edilizia sa di cosa parlo, tutto il resto non serve a un fico secco.

Come per “Prima i nostri”, le misure della LIA finiscono per dettare regole al settore pubblico, regole che già sussistevano, lasciando in disparte il settore privato, quello dove molti sia in parlamento che fuori sono collusi. È ora che i Pinoja, i Bignasca e i Quadri, si attivino sul serio, insieme all’impalpabile Zali, vista la maggioranza che hanno in governo, per aiutare veramente il mondo del lavoro, invece di continuare a buttare là misure cosmetiche irrealizzabili che costano alla collettività ma non cavano un ragno dal buco.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!