La votazione del 29 Aprile for dummies

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Un bravo ad Aldo Bertagni de La Regione Ticino, che fa un esercizio interessante e logico, un esercizio che spesso il giornalismo non fa, e cioè spiegare ai votanti cosa stanno votando il 29 Aprile sulla riforma fiscale

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Un bravo ad Aldo Bertagni de La Regione Ticino, che fa un esercizio interessante e logico, un esercizio che spesso il giornalismo non fa, e cioè spiegare ai votanti cosa stanno votando.

Cosa non ovvia nel caso della votazione sulla riforma fiscale del 29 aprile, voto che oltretutto, potrebbe slittare in seguito al ricorso del sindacato UNIA. Bertagni ci è piaciuto perché, senza schierarsi, cerca di raccontare perché questa votazione è così fumosa e crea un sacco di confusione nell’elettorato. Insomma, su cosa andiamo a votare? Citiamo Bertagni:

Ieri Manuele Bertoli, presidente del Consiglio di Stato – e come tale autorevole e qualificata fonte – ha doverosamente chiuso la polemica: in votazione popolare, il prossimo 29 aprile, vi è un solo decreto legislativo (approvato lo scorso 12 dicembre dal Gran Consiglio): quello tributario, ovvero riferito agli sgravi fiscali. Questa è la verità giuridica, formale. (…)”

 

Dunque, oggettivamente, i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere su degli sgravi fiscali, 38 secondo il governo, 50 secondo i contrari. Sgravi approvati dal Consiglio di Stato e dalla maggioranza del Gran Consiglio. Seguiamo ancora Bertagni in questo suo viaggio civico-didattico:

“ (…) Stabilita una prima verità, ve n’è un’altra. La stessa maggioranza (ampia, esclusi solo la sinistra e i Verdi) ha approvato un rapporto commissionale dove si cita il patto politico raggiunto fra chi chiede uno sgravio tributario ai ricchi contribuenti, nonché alle grandi imprese e chi auspica un sostegno sociale alle famiglie con figli in tenera età. (…)”

Semplificato ulteriormente, i borghesi chiedono alla sinistra: se mi fai fare gli sgravi alle aziende, io ti concedo dei soldi per le famiglie e la socialità. Ma allora se non votiamo gli sgravi, non ci danno nemmeno gli aiuti sociali? In teoria no, il tribunale federale ha detto che non si può. Ma allora che succede se vince il NO?:

“ (…) Il governo dovrebbe tenere in sospeso l’altra parte per un certo periodo, riportandola poi eventualmente davanti al parlamento per l’abrogazione non essendo più dati i presupposti per una sua approvazione. (…)”

In poche parole, la maggioranza di governo che aveva fatto la proposta mista sgravi-aiuti, potrebbe decidere “politicamente” di non approvare gli aiuti sociali. Scrive ancora Bertagni:

“ (…)Dunque, per coerenza politica, se cadono gli sgravi fiscali la stessa maggioranza parlamentare farà cadere anche il pacchetto sociale (20 milioni annui). E ne ha diritto, stando alla logica che si è data. Però deve dirlo, senza barare. 
Si vota su un pacchetto di sgravi fiscali che, se approvato, può liberare un sostegno alle famiglie. Ma non perché lo dice la legge, bensì la volontà politica della maggioranza che ci rappresenta in parlamento. (…)”

Come dice Bertagni, concludendo, l’operazione è stata chiamata con un” tantinello di enfasi”, simmetria dei vantaggi. Ovviamente c’è chi vede negli aiuti a famiglie e asili un miglioramento netto del settore, e chi invece ritiene gli sgravi un cavallo di troia che, venendo a mancare gli introiti, si riverserà di nuovo sulle spalle della classe media.

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