L’ingiustificabile Guastafeste

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Giorgio Ghiringhelli, alias “Il Guastafeste”, lo scorso 2 marzo se n’era uscito con una fatwa nei confronti del buon Andrea Vosti, il corrispondente da Washington per il nostro telegiornale, a suo avviso reo di “continui commenti tendenziosi sulla politica e sulla persona del presidente americano Donald Trump.” Ragion per cui, nel più puro stile ghiringhelliano, il fustigatore dal baffo aguzzo si era lanciato in una raccolta online di firme con la quale reclamava la rimozione dal suo incarico del povero giornalista RSI.

Un’uscita tanto infelice e inopportuna quanto criticata (leggi qui http://gas.social/2018/03/ghiringhelli-tio-ovvero-petizioni-farlocche-sondaggi-meschini/) sulla quale, a distanza di un paio di settimane, il caro Giorgio è tornato a esprimersi non certo per scusarsi ma piuttosto per rincarare la dose convinto che alcune prese di posizione che sono seguite non abbiano fatto altro che confermare la bontà della sua sparata oltre che della petizione per la sacrosanta cacciata di Vosti.

A sostegno del fatto che il corrispondente del TG sia di parte, anzi anche di più, ci sarebbero sulla stessa lunghezza d’onda del Guastafeste da una parte Fabio Pontiggia e dall’altra il Giornale del Popolo che, stanno a quanto riporta Ghiringhelli, scrive: “nella rubrica televisiva “teleraccomando” la signora DeViso ha già messo più volte in evidenza come i contributi giornalistici di Vosti dagli USA siano spesso molto di parte e sempre mirati a colpire la politica del presidente Trump. Un modo di fare giornalismo in contrapposizione al servizio pubblico, a cui la SSR deve fare riferimento per statuto”.

Ora, sapere che un giornale che ha come editore di riferimento il Padre Eterno sia una voce libera e davvero critica ci rallegra assai ma il dubbio che l’attacco e la strumentalizzazione del caso siano semplicemente un modo per marcare il territorio con la più classica delle pisciatine ci giunge dall’altro esempio portato a mo’ di giustificazione dal contorsionista di Losone. Il secondo suo jolly è nientemeno che il direttore del Corriere del Ticino, Pontiggia, che al nostro paladino avrebbe addirittura scritto, in questi termini: “Caro Giorgio, il corrispondente RSI dagli USA è faziosissimo, ma tu sei un illiberale tagliatore di teste.” Per la serie: un colpo al cerchio e uno alla botte.

Ma, rifletteteci un attimo. Perché accanirsi con un giornalista, perlopiù di casa nostra, che non ha risparmiato critiche al Presidente Trump? Semplice. Perché prima di Trump a parlar di muri al confine con Fallitalia c’erano altri demagoghi con l’infallibile slogan acchiappagonzi “Ticino first”. Tanto che la votazione “Prima i Nostri” è coincisa proprio con la campagna elettorale del primo presidente americano della storia a far, del suo razzismo e della sua misoginia, motivo di vanto. Così criticare Trump, nel bel Ticino, non significa altro che criticare l’asse Lega-UDC. La destra di noialtri. Gli amichetti di Tito Tettamanti che, guarda caso, un paio di settimane fa aveva ospitato proprio qui in Ticino Steve Bannon, l’ex consigliere e spin doctor dell’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca.   

Ecco perché più che un guastafeste, il Ghiringhelli ci ricorda piuttosto uno di quei malmostosi rompiballe inaciditi dal sopraggiungere della vecchiaia che, con l’età, un po’ come Don Chisciotte han deciso di sfidare i mulini a vento, ormai incapaci di distinguere tra fantasie e realtà. Convinti di avere la verità in tasca e per questa ragione legittimati nel dire, fare e disfare. A corto di umiltà e con il buonsenso in riserva. Per di più con l’aggravante del tono paternalistico e al servizio del più becero populismo destrorso.

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