Lo stilista Philippe Plein…d’air

Noto da tempo per i metodi da proprietario di campi di cotone nell’Alabama d’inizio Novecento con cui la star delle passerelle gestisce il lavoro nella sua azienda e dopo le numerose segnalazioni giunte anche all’indirizzo dei sindacati, alla fine, a intervenire è stato con un blitz l’Ufficio dell’Ispettorato del Lavoro intimando allo stilista, vista l’ora tarda (era quasi mezzanotte), di interrompersi e lasciare immediatamente l’ufficio assieme ai suoi collaboratori

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Dopo l’affaire Gucci, in uno scenario da selvaggio West, tra cigolii di vecchi edifici abbandonati di un villaggio fantasma con tanto di balle (le nostre) che rotolano in lontananza, ecco spuntare all’orizzonte un’altra di quelle vicende legate al mondo del lavoro ticinese che definire stupefacenti sarebbe quasi riduttivo.

Noto da tempo per i metodi da proprietario di campi di cotone nell’Alabama d’inizio Novecento con cui la star delle passerelle gestisce il lavoro nella sua azienda e dopo le numerose segnalazioni giunte anche all’indirizzo dei sindacati, alla fine, a intervenire è stato con un blitz l’Ufficio dell’Ispettorato del Lavoro intimando allo stilista, vista l’ora tarda (era quasi mezzanotte), di interrompersi e lasciare immediatamente l’ufficio assieme ai suoi collaboratori.

Peccato solo che Plein il galletto non l’abbia presa per nulla sportivamente e su Instagram abbia reagito piccato: “Stavamo solo mangiando una pizza. Ci vogliono in Ticino, poi ci trattano come criminali”. Insomma, per la serie: visto che pago posso fare un po’ quello che voglio. All’occorrenza anche infischiarmene di regole e orari. Come fra l’altro testimonia chi lo ha conosciuto davvero bene: “lavorare da lui è come stare sulle montagne russe. Oggi sei a tavola con Lady Gaga, domani sei licenziato. I ritmi erano forsennati, si lavorava anche fino alle 4 di notte. Lui fissava riunioni fuori dagli orari di lavoro e se non c’eri eri fuori. Vuoi tornare a casa perché hai famiglia? Sei fuori. Se non sei flessibile te ne vai.” Altro che pizza fuoriorario.  

Plein, un guru della moda tanto arrogante quanto pieno di sé, che i soldi a palate non li ha fatti solo sulla pelle dei suoi impiegati. Basta dare un’occhiata alle giacche di coccodrillo prodotte col suo marchio e vendute alla modica cifra di 97’000 franchi per capire che quando fa le cose, lui, le fa davvero sul serio. Ecco perché anche i poveri animali ringraziano con tanto di riverenza.

La stessa che possiamo ritrovare nelle dichiarazioni ecumeniche del cardinal Stefano Rizzi in merito a tutta questa sporca faccenda. Riflessioni, le sue, degne di essere candidate all’Oscar della banalità. Un altro ambito premio che il nostro Cantone meriterebbe di avere in bacheca per farne motivo di gran vanto. “Dobbiamo sempre sostenere gli obiettivi di sviluppo economico e promuovere il rispetto dei diritti dei lavoratori previsti dalla Legge federale sul lavoro. Anche in questo contesto gli interessi tra i rappresentanti dell’economia e dei sindacati non sono sempre facilmente conciliabili”. Insomma, frasi del tipo: state buoni se potete, tutto il resto è vanità. Soprattutto quando si parla dello sbrillucciante mondo della moda e dei suoi peones.

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