L’ombra del neonazismo sull’Asia

In un libro per bambini in India, Hitler viene definito “uno straordinario leader”. E non mancano altri esempi di esaltazione del nazismo in Asia

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Uno straordinario leader che ha dedicato la propria esistenza al miglioramento del suo Paese e al bene del suo popolo. Così viene definito Adolf Hitler nel libro per bambini “Leaders” edito dalla casa editrice indiana Pegasus.

Il dittatore nazista viene infatti annoverato tra i grandi leader mondiali insieme a Gandhi, Winston Churchill, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, Barack Obama, Napoleone Bonaparte, Narendra Modi e la sua immagine campeggia addirittura sulla copertina del libro.

Il volume in questione è ormai in circolazione da due anni ad un prezzo di circa due dollari e finora non aveva suscitato alcuna critica fino a quando è stato notato alla Krithi International Book Fair di Kochi, una città nel sud-ovest dell’India dove da secoli vive una comunità ebraica. Il libro è così stato segnalato al Simon Wiesenthal Center di Los Angeles, un’organizzazione che si occupa di tramandare la memoria dell’Olocausto  che ha chiesto alla Pegasus di ritirare le copie del libro in circolazione. Uno dei suoi direttori editoriali, interpellato dal quotidiano statunitense The New York Times, ha affermato che Hitler è stato incluso nella lista di leader non per la sua condotta morale o per le sue opinioni, ma per le sue capacità di leadership e per i suoi discorsi che hanno saputo influenzare le masse.

La Pegasus, che dapprima si era rifiutata, ha poi deciso di ritirare dal commercio le copie del volume “Leaders”.

Una scelta editoriale del genere nel mondo occidentale indigna, ma non stupisce invece in Asia. Nel continente più vasto del mondo, infatti, il rapporto con il nazismo è più che ambiguo. In India è una convinzione diffusa che Hitler fosse semplicemente un forte leader. La stessa parola “Hitler” viene usata per indicare una persona rigida e severa. Nel 2012 un uomo di un paesino nell’ovest del Paese, spiegò di aver chiamato “Hitler” il proprio negozio in memoria di suo nonno, che era stato soprannominato così. Lo stesso nome finì nel titolo del film romantico indiano “Hero Hitler in Love”.

Il portale Vice qualche anno fa ha condotto un’inchiesta sul fascino che il nazismo esercita sugli adolescenti asiatici, fenomeno subculturale conosciuto come “Nazi chic”.

In Corea del Sud, ad esempio, un gruppo K-pop durante un concertò indossò divise nere a collo alto corredate da una fascia con una croce che somigliava molto alla svastica. Sempre nel Paese sudcoreano, come notò il Times nei primi anni 2000, alle festa non era infrequente che gli invitati si presentassero vestiti da agenti della Gestapo.  

In Thailandia nel 2007, alcuni studenti organizzarono una parata a tema nazismo, mentre nel 2012 una scuola organizzò un raduno sportivo a tema SS. In alcuni libri usati per insegnare la lingua thai si usa il nome di Hitler negli esercizi, e per un breve periodo la versione locale del fast food KFC ha usato la faccia del Führer invece di quella del colonnello Sander del marchio originale. Nel 2013, gli studenti della principale università del Paese dipinse un grande murales a tema supereroi, nel quale era raffigurato anche Hitler, facendosi poi ritrarre vicino ad esso mentre facevano il saluto nazista.

In Cambogia, Giappone e Birmania è abbastanza comune trovare al mercato caschi di biciclette con svastiche, magliette e poster di Hitler. In Mongolia esiste addirittura un movimento neonazi “Dayar Mongol”, che non sembra suscitare grande scalpore, al punto che molti giovani, pur non impegnati politicamente,  indossano abiti a tema nazismo perché lo trovano “ironico e paradossale”.

Secondo Vice, molti asiatici si chiedono quale diritto abbia l’Europa di decidere cosa è offensivo e cosa non lo è, o perché debbano anche loro rispettare “tabù” che appartengono a luoghi e tempi molto lontani. Lo storico indonesiano Zen Rachmat Sugito ha a tal proposito sostenuto che il nazismo è un “tabù tutto europeo. In Indonesia non lo è, e questo non vuol dire negare l’Olocausto.” C’è poi chi sostiene che i simboli nazisti siano stati semplicemente rubati a mitologie anteriori al nazismo, alcune delle quali sarebbero di origine asiatica, come la svastica. Secondo un altro storico:”In Asia, la svastica è un simbolo vecchio di secoli, che rappresenta la pace e la fortuna. Inoltre, è spesso associata a credenze religiose; le svastiche sono presenti su molti templi asiatici, usate in modo simile a come sono usate le croci nelle chiese cristiane.”

Senso dell’umorismo decisamente diverso dal nostro quello asiatico, così come la loro visione di quel capitolo di storia europea. Forse per ignoranza o per distanza geografica, il nazismo in Asia non viene percepito come così grave. Invece lo è e il suo orrore non può e non deve essere banalizzato con magliette buffe o immagini usate a sproposito. E spetta a noi europei, che quella vergogna l’abbiamo vissuta, non abbassare mai la guardia.

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