Mille canzoni che fanno … romanzo. Di tutti.

. Canzoni? Ma sono un buon motivo per ricerche, studi e saggi? Sì, decisamente. E Gino Castaldo lo scrive dopo aver terminato «Il romanzo della canzone italiana», appena pubblicato da Einaudi.

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Gino Castaldo è un grande. Giornalista per «La Repubblica», si occupa di musica. E lo fa con passione e competenza. Ha visto, conosciuto e soprattutto ascoltato. Difficile trovare in Italia un qualcuno che ne sappia più di lui in fatto di cantanti e canzoni. Canzoni? Ma sono un buon motivo per ricerche, studi e saggi? Sì, decisamente. E lo si scrive dopo aver terminato «Il romanzo della canzone italiana», appena pubblicato da Einaudi. Perché è una storia che conosciamo tutti, magari anche inconsapevolmente. Ci ha accompagnati, ci ha deliziati e fatto pensare, magari ci ha pure rapiti (quante volte ci si è scoperti prigionieri da un ritornello?). Ha scandito lo scorrer degli anni, decenni, magari anche contro la nostra volontà.

Ora ritrovare il tutto in una disposizione precisa e chiara fa assaporare una nuova consapevolezza. E piacere. Senza nascondere le origini, ovviamente napoletane (1’839: Te vojo bene assaje», poi «Funiculì funiculà» del 1’880) Castaldo precisa l’inizio della sua storia, o romanzo, nel 1’958, quando tutta l’Italia seppe sbarazzarsi dei sensi di colpa e cominciò a … «Volare». Eppoi ,di conseguenza, recepire un’apertura di frontiere salutare (arriva il rock’n’roll dagli States e dalla Francia Edith Piaf). E da lì è stato un lungo, fantastico viaggio. Attraverso le diverse epoche, dalle scuole «cittadine» (Genova, Milano, Roma, Bologna, Napoli: i nomi dei protagonisti li conoscono già tutti) all’arrivo della tecnologia che induce alla musica condivisa (cento lire per tre brani al bar…, e tutti diventano DJ!), dai decenni dell’impegno a quelli del pensiero debole, Sanremo e il premio Tenco, gli amori ed i litigi. Quel che piace in Castaldo è la sua assenza di pregiudizi, il suo partire dai «fatti». E allora ecco la «canzone perfetta» («Azzurro», va detto ?) e l’album più completo («Creuza de ma» ça va sans dire). Ancora i colpi di genio e le tragedie. Il romanzo non lo ha scritto Cataldo ma le canzoni stesse, servendosi di Grandi Autori (Calvino e Fortini, coinvolti nel Cantacronache) e Grandi Parolieri (Mogol, ma anche Battiato, e Conte). Per non dimenticare quelli che hanno fatto dell’interpretazione una scrittura (Mina, Celentano… ). Infine Battisti, Guccini, de Gregori … . A questo punto è giusto fermarci qui perché incoreremmo nell’errore saggiamente evitato da Castaldo, vale a dire mischiare le opinioni ai fatti.

Il romanzo termina nel 2’000 («mi pare una buona data per una conclusione») ma lascia tanto al lettore. Vuoi per la presenza regolare di una playlist alla fine di ogni capitolo (e qui siamo sulle 1’000 canzoni citate), vuoi per l’attenzione mostrata ai cambiamenti sociali intervenuti. Una bella lettura. Praticabile anche a chi, mettiamo, è nato nei decenni successivi ai ’50. Perché tutti trovano immediata sintonizzazione, avvalendosi della conoscenza «pre». Castaldo infine non evita l’annosa questione (ma la canzone è poesia?) offrendo un’ interpretazione saggia. Sì lo è, ma nel suo complesso: fatta di parole e musica.

«Il romanzo della canzone italiana» , di GINO CASTALDO, 2018, Einaudi Stile Libero, 2018, pag. 376, Euro 19,00.

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