Parità salariale, No Grazie!

Gli Stati non hanno ufficialmente deciso di affossare la proposta, ma hanno comunque rinviato in commissione il dossier che riguardava la legge voluta dal Governo in merito di discriminazione salariale

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Gli Stati non hanno ufficialmente deciso di affossare la proposta, ma hanno comunque rinviato in commissione il dossier che riguardava la legge voluta dal Governo in merito di discriminazione salariale. Il provvedimento prevedeva l’introduzione di una verifica da farsi ogni 4 anni sugli stipendi percepiti da uomini e donne nelle aziende con più di 50 dipendenti. Un controllo esterno sulle buste paga, per valutare i livelli di retribuzione tenendo conto dei sessi, che dal mondo delle aziende e dalla Destra è stato bollato, fin da subito, come una fastidiosa e inopportuna ingerenza.

Una proposta, da più parti ritenuta peraltro all’acqua di rose, che la Camera dei Cantoni ha rispedito al mittente perché “troppo burocratica”. Una decisione che sembra voler avallare il divario esistente, malgrado il diritto alla parità salariale fra uomini e donne sia sancito nella Costituzione. Un diritto sacrosanto che è ancora bellamente calpestato. Lo dicono le cifre e le statistiche, è impossibile negarlo. La differenza mensile rimane in media di 600 franchi al mese.

Eppure, quale foglia di fico per la posizione tenuta in questa occasione dalla destra conservatrice, il fatto che la disparità, negli ultimi anni, si sia comunque ridotta. Dunque perché accanirsi ed essere pedanti? In fondo se, a quasi quarant’anni di distanza dalla votazione in cui si sancì il diritto a un’equità salariale fra sessi, tale divario ancora esiste in maniera evidente, una ragione ci sarà. E davvero vogliamo andare contro la ragione? Obbligando chi della parità se ne impippa a una verifica?

Il progetto di legge tornerà così alla commissione competente che già si era pronunciata a favore della proposta del governo, pur avendo limitato l’obbligo a una verifica solo le imprese con più di 100 impiegati. Dunque avendola annacquata fin da subito. Se poi consideriamo che il provvedimento in questione non avrebbe comportato sanzioni e si sarebbe rivolto solo al 2% delle aziende svizzere, ecco che quella di cui si è tanto discusso è una legge francamente ridicola. In grado probabilmente di fare solletico, più che essere una reale seccatura per chi se ne frega di dare a Eva quel che è di Eva.

Insomma, il messaggio è chiaro. È un evidente segno di come la Festra consideri la donna e se ne infischi bellamente dei suoi diritti. Concretamente non c’è nessuna volontà politica di dare all’economia un forte segnale di svolta in materia di parità tra i sessi e di equità salariale. Che le donne guadagnino circa il 18% in meno dei colleghi maschi, senza nessuna ragione a giustificare la cosa è francamente inaccettabile tanto quanto l’immobilismo politico dimostrato sul tema.

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