Quando la classe si esprime con semplicità: Georges Simenon

Leggere Simenon è come vedere giocare a calcio Marco Van Basten nei suoi giorni migliori, o sentire i Beatles con il Sergente Pepper. Nulla di superfluo o di ostentato, la semplicità portata ai suoi massimi possibili senza alcuno sforzo

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Quando, agli inizi degli Anni Novanta, la casa editrice Adelphi decise di pubblicare Georges Simenon, non pochi occhi salirono al cielo. Ma come? Una delle etichette più prestigiose si mette a pubblicare un autore di Serie B? Eppure… eppure vent’anni dopo siamo ancora qui a celebrare l’ennesima perla firmata dall’autore belga. Riconoscenti a Leonardo Sciascia che, per primo, diede l’idea a Calasso.

L’ultimo suo titolo mandato alle stampe è «Il fondo della bottiglia». Un romanzo del «periodo americano», una storia di fratelli che affronta un tema antico (il passato che si vuole dimenticato per sempre, scheletri nell’armadio che si manifestano nel momento più inaspettato) situata in un contesto a dir poco suggestivo. Siamo sul confine con il Messico, con la natura ad imporre la propria forza (quando arrivano le piogge non ce n’è per nessuno, comandano loro!, le piogge) in un contesto socioeconomico preciso: lussuosi ranch, servitù di colore e ricchi bianchi che passano il tempo sul bordo di una piscina tra una bevuta e l’altra, una grigliata fatta da te ed una da me.

Con il suo specifico quanto ineguagliabile linguaggio Geroges Simenon, che pratica un vocabolario non oltrepassante i 2’000 lemmi, roba da fine quinta elementare per intenderci, «Il fondo della bottiglia» è un piccolo grande capolavoro. Per almeno tre motivi. E’ semplice ma non banale, ha un’architettura testuale classica ma non scontata (si freme ancora…), l’ uso delle parole è di una precisione chirurgica. Riassumendo: il lettore arriva in profondità senza nemmeno accorgersene.

Leggere Simenon è come vedere giocare a calcio Marco Van Basten nei suoi giorni migliori, o sentire i Beatles con il Sergente Pepper. Nulla di superfluo o di ostentato, non un tocco di palla in più o un’armonia in eccesso: la semplicità portata ai suoi massimi possibili senza alcuno sforzo. E siamo nei paraggi della perfezione. Una cosa difficilissima, sia chiaro. E’ subito gol, o se si preferisce armonia pura.

E qui la storia da lontana si fa vicina pagina dopo pagina. L’incontro-scontro tra i due fratelli non è così estraneo, anzi in una qualche piccola o grande forma ha coinvolti tutti i non figli unici. Solo che grazie a Simenon assume nuove forme e nuovi significati. Gli esperti di Simenon avvertono che questa storia ha possibili riferimenti biografici. A noi poco importa: ci basta la contentezza di queste due orette passate in eccellente compagnia. Ed esserne usciti … un po’ cambiati. Per questo è il vero senso della Letteratura. Altro che «serie B», qui siamo in Champions. Non quella annuale, quella «di tutti i tempi».

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