Fare solo il nostro lavoro non basta

Le dichiarazioni a caldo di Maurizio Canetta dopo la vittoria del NO all’iniziativa No Billag

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Siamo ora nella sala stampa allestita appositamente nella RSI, in attesa di Maurizio Canetta. L’ambiente è chiaramente rilassato e l’impressione è che molti abbiano finalmente sospirato di sollievo.

I dati si affastellano e consolidano un massiccio No. Importante non è solo la percentuale, che annulla definitivamente qualsiasi velleità di demolizione dell’ente radiotelevisivo, ma anche la cospicua partecipazione, attestatasi in Ticino al 64,7%, superiore addirittura a quelle delle elezioni cantonali che si erano fermate al 62, 3%. Quella che gli iniziativisti ritenevano una sassata nello stagno volta a smuovere le acque è, a tutti gli effetti, un pietrone di rimbalzo che li colpisce duramente. Difficile infatti prevedere in tempi brevi un nuovo attacco frontale al servizio pubblico.

Maurizio Canetta arriva alle 14,43, di corsa, il direttore si barcamena come una trottola tra i vari studi ed i giornalisti.

“Una grossa soddisfazione per questo risultato. Tutta la Svizzera senza eccezioni dice che vuole un sistema mediatico e radiotelevisivo, solidale e cooperativo.”

Canetta chiacchiera a ruota libera dichiarando che l’iniziativa è stata molto sentita e che il dibattuto ha coinvolto anche social media, dove spesso si sono superati certi limiti. La volontà, anche in seguito alla partecipazione ha però dimostrato l’interesse della popolazione.

Canetta ribadisce che né lui né i vertici della SSR ritengono questo voto un assegno in bianco per la RSI, e che tutti sono pienamente coscienti della rivoluzione digitale in atto, una tematica sulla quale la SSR sta peraltro lavorando da tempo.

Canetta ricorda che la SSR lavora per tutta la popolazione svizzera, in quest’ottica è giusto e logico ascoltare anche quella parte di Paese che con il Sì ha manifestato la propria insoddisfazione.

Maurizio Canetta ribadisce i suoi ringraziamenti a tutte le persone che hanno difeso non solo la SSR e le persone che vi lavorano, ma il servizio pubblico veicolato dall’ente e i valori che oggi sono confermati dalla grande maggioranza del popolo svizzero.

Ma che pensa il direttore della RSI del voto ticinese, che seppur allineato al resto della Svizzera è più tiepido rispetto a Grigioni e Romandia?

Canetta nel voto che ribalta in fondo i sondaggi vede una dimostrazione di ragionevolezza da parte della popolazione:

“…quando la gente del Ticino ha cominciato a capire il senso dell’iniziativa e si è reso conto che in ballo vi era anche la difesa dell’italianità ha colto pienamente il messaggio e ha votato di conseguenza.”

Domandiamo a Canetta se si sente in grado oggi, di garantire indipendenza ai giornalisti della RSI, soprattutto nell’ottica dei continui attacchi ad personam rivolti in questi ultime settimane.

“I nostri giornalisti sono indipendenti perché non rispondono a degli interessi. Dire che sono partigiani è dire semplicemente che “non è partigiano dalla mia parte”. Ribadisco che i giornalisti che fanno il nostro lavoro sono tutelati. Se c’è un elemento che ci si rivendica è proprio quello di essere indipendenti. Nessun cambiamento di linea dunque, la tutela è data.”

Canetta conclude ammettendo che se un errore c’è stato, è quello di avere pensato che fare bene il proprio lavoro (e questo nessuno l’ha negato, NdR) fosse sufficiente, ma evidentemente non bastava.

“Nel dopo voto non si abbassa la saracinesca ma anzi continueremo a fare il nostro dovere nello sforzo di raggiungere la gente. Quest’anno alle porte aperte sono arrivate più di 4000 persone e annualmente se ne annunciano più di 3000 per visitarci. Una cifra in continua crescita.”

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