Stephen Hawking: Addio Genio, Addio Uomo

È morto in Inghilterra nella sua casa di Cambridge. Aveva 76 anni, Stephen Hawking. Ben oltre l’aspettativa di vita prospettatagli quando ancora bambino gli fu diagnosticata l’atrofia muscolare progressiva, una gravissima malattia invalidante con la quale avrebbe convissuto per oltre 55 anni.

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“Alla gente che mi chiede se sia stato Dio a creare l’universo, rispondo che la domanda in sé non ha senso. Il tempo non esisteva prima del Big Bang, quindi non c’era un tempo in cui Dio potesse creare l’universo. Sarebbe come chiedere indicazioni stradali per raggiungere il confine della Terra: la Terra è una sfera, non ha i bordi di una tavola, dunque cercarli sarebbe assolutamente inutile. Ciascuno di noi è libero di credere ciò che vuole. Dal mio punto di vista la spiegazione più semplice è che non ci sia alcun dio, nessuno ha creato l’universo e nessuno decide il nostro destino. Questo mi porta a una rivelazione profonda: probabilmente non esiste il paradiso né una vita ultraterrena, abbiamo solo questa vita per apprezzare il grande disegno dell’universo, e io di questa vita sono estremamente grato.”

È morto in Inghilterra nella sua casa di Cambridge. Aveva 76 anni, Stephen Hawking. Ben oltre l’aspettativa di vita prospettatagli quando ancora bambino gli fu diagnosticata l’atrofia muscolare progressiva, una gravissima malattia invalidante con la quale avrebbe convissuto per oltre 55 anni. Eppure la sua è stata un’esistenza all’insegna della consapevolezza e della gratitudine di cui sopra anche a dispetto di un corpo, di una gabbia che diventava col passare del tempo sempre più piccola e stretta. Fino al punto da farsi mortale.

Sposatosi due volte, padre di tre figli che lo adoravano e uno degli uomini di scienza più famosi al mondo, Stephen Hawking è stato tra i fisici teorici e i cosmologi più influenti del XX secolo. Noto soprattutto per le sue ricerche sull’origine dell’universo e in particolare per la teoria sulle radiazioni legate ai buchi neri che porta proprio il suo nome.

Grande anche il suo impegno quale divulgatore scientifico, tanto che il suo “Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”, con più di 9 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è diventato un libro imprescindibile alla stregua delle opere scritte da Albert Einstein.

A caratterizzarlo soprattutto la voce metallica del sintetizzatore grazie al quale, malgrado la malattia, era in grado di comunicare e di esprimere compiutamente il suo pensiero. Celebre al punto da interpretare se stesso in una puntata dei “Simpson”, in “The Big Bang Theory” e anche in “Star Trek”. E al suo genio e alla sua passione per la vita è pure dedicato il film di pochi anni fa intitolato “La teoria del tutto”.

Equipaggiato di un incrollabile ottimismo e di un’ironia contagiosa, il suo unico rammarico è stato quello di non essere riuscito a viaggiare davvero nello spazio. Certo, Stephen Hawking, quello straordinario viaggio alla scoperta dell’universo lo ha sicuramente  fatto. Con la mente. Un’astronave capace di viaggi intergalattici da paura. Dato che come scriveva un suo illustre collega, l’astronomo Carl Sagan, “noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle.”

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