I tagli, i Professori, i Bimbi

Pubblicità

Si è conclusa a Lugano la settimana d’azione nazionale in difesa dell’istruzione, organizzata dal SISA, per protestare contro i tagli alle borse di studio promossi dal Cantone.

Di

A pochi giorni dall’approvazione dal progetto “La scuola che verrà” sostenuta dall’onorevole Bertoli, gli studenti di vari istituti ticinesi –coordinati dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)- hanno deciso di scendere in piazza inscenando un corteo funebre, per rendere un ultimo omaggio al defunto diritto allo studio, più volte martellato dalle autorità politiche. In nome di quella politica volta al risparmio forzato, piuttosto che a un miglioramento della qualità, a costo di qualche soldo in più, 5 milioni di franchi sono stati tolti alle borse di studio in soli due anni, a fronte degli oltre 50 milioni in sgravi fiscali concessi alle aziende, come ricorda e sottolinea il SISA.

Il nostro Cantone si dimostra, secondo le statistiche raccolte dalla SUPSI, una delle regioni che assegna meno aiuti per i propri studenti.  Il Ticino versa mediamente 7406 CHF in borse di studio contro la media nazionale che si aggira attorno ai 6482 CHF, ma il numero dei beneficiari è diminuito dal 60% nel 2010 al 45% nel 2015. Il tutto in un quadro in cui i costi delle università d’oltralpe continuano a levitare di anno in anno, tanto che i ticinesi, che già soccombono alle differenze salariali delle varie regioni linguistiche, si vedono costretti ad indebitarsi (opzione sostenuta dal governo ticinese) oppure a rinunciare.

Il corteo che ha scatenato la bufera della discordia, a Lugano, è partito dalle sedi scolastiche (Lilu 1 e Lilu 2) passando per Via Monte Boglia, sede della Lega, per poi finire il flashmob in Piazza Dante Alighieri. La scelta di passare proprio sotto la casa leghista non è passata di certo in osservato, tanto da scatenare una discussione – a senso unico- via social. Quadri non ha perso tempo, decidendo di attaccare i giovani sulla sua pagina Facebook. (leggi qui)

Ed è proprio da questo fatto che vorrei togliere per un attimo le vesti da “reporter” per ritornare ad essere semplicemente una comune ragazza, studente.

Leggendo l’uscita del politico leghista, dei suoi seguaci e di diverse persone che ho avuto modo di incontrare, e con cui discutere, sotto ad articoli di giornali come Tio, mi sono purtroppo resa conto che prima ancora della scuola e dell’idea di questi ragazzi ci sia il colore di appartenenza. Non è importante la causa ma l’ideologia che accompagna il movimento. Molta, troppa gente si è concentrata sulle bandiere rosse e sugli slogan dimenticandosi tutto il resto.

Mi amareggia vedere ancora una volta interventi inutili e che, il più delle volte, sfociano in veri e propri episodi di hate speech.

Le dinamiche sono sempre le stesse: ci sono quelli che io definisco i Professori, che san sempre tutto e che devono mostrare al mondo la loro grandezza e sapienza. Guai a te se li contraddici o cerchi di spiegagli che hanno torto, anche quando la cosa è palese. Giudicano qualsiasi persona si trovino davanti, non importa se non la conoscono, loro possono.

Poi, ci sono i Bimbi, in questo caso gli studenti, che rappresentano l’ignoranza dettata dal fatto che non sanno perché troppo giovani, scatole da riempire e da prendere a sassate, da lapidare.

Ci sono stati Professori che in questi giorni si sono permessi di scrivere “figli di papà”, “andatevene a lavorare”, “zecche rosse”, “si vede che siete solo dei fannulloni”.

Io chiedo a questi lumi di secolare sapienza innanzitutto chi gli ha dato il permesso di esprimersi in questo modo tanto rozzo, e poi chiederei a gran voce di esporre, oltre agli insulti gratuiti, anche che cosa fanno in concreto per cambiare le cose che in questo Cantone. Cosa fate? E soprattutto cosa ne pensate voi di questi tagli all’istruzione pubblica? Come pensate di agire per migliorare le cose? Avete soluzioni, alternative, idee?

Perché è facile insultare i giovani, che no, non sono figli di avvocati e che a scuola ci vanno proprio per cercare di costruirsi delle conoscenze che gli serviranno per lavorare. 

Perché viviamo in una società in cui anche per schiacciare un brufolo hai bisogno di un diploma, un bachelor e un master.

Perché forse nessuno lo sa ma in Ticino la maggior parte degli studenti vengono da famiglie costrette a tirare la cinghia a fine mese.

Perché, caro mio Professore, non puoi lamentarti dello straniero che viene preferito a me e persino a te, anche perché noi due non siamo abbastanza qualificati.

Questi ragazzi, che sono anche vostri figli, saranno stati “quattro gatti”, “le solite zecche rosse” e magari avranno la stessa influenza che ha un fagiolo in un campo di mais (o se preferite la stessa influenza che esercita Quadri a Berna, non se lo fila nessuno…) però la faccia e la voglia per cercare di cambiare le cose c’è l’hanno messa. Mi auguro che in futuro il Ticino, quello giovane e vivo, si apra di più a manifestazioni come questa, alla marcia, la più bella e potente forma di democrazia e disobbedienza, simbolo delle grandi battaglie in nome della civiltà, capace di far smuovere le torbide acque politiche e sociali.

Viva i Bimbi, e viva la loro audacia, una virtù che certo non fa “pena” (come definita dai ben pensanti) e non è insita nell’indole di un “lazzarone” (che poi, vuoi cambiare le cose e ci provi e sei ancora un lazzarone? Questa mi sfugge).

Quindi cari Professori, smettetela di girare con il paraocchi e abbiate anche voi ogni tanto il coraggio di comunicare con i Bimbi perché, ieri, vi hanno dimostrato di essere nettamente superiori.

L’istruzione non è solo un diritto, ma anche un dovere, che in questo caso non è stato mantenuto.

Post scriptum: tengo a precisare che la manifestazione si è tenuta durante la pausa pranzo dei ragazzi, e quindi non hanno bigiato come sostenuto da Quadri e dai sui sostenitori.

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!