Yes We Can, cambiare si può

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Il caso Weinstein e l’ondata di proteste contro le leggi lassiste sulle armi negli USA dopo la strage di Parkland sono due fenomeni in grado, forse, di gettare le basi per una nuova forma di pensiero

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In questi ultimi mesi, abbiamo potuto assistere a due fenomeni di massa, parecchio interessanti e che in apparenza sono slegati tra di loro. Entrambi hanno come fulcro un fatto scatenante e una reazione della gente che si amplifica nei social, creando pressioni difficilmente arginabili e in grado apparentemente di cambiare le cose. Attenzione, cambiarle sul serio stavolta, o almeno gettare le basi per un nuovo pensiero che sembrava incistato come una zecca nelle pieghe della società.

Il primo, lo conosciamo tutti, è l’ondata arrivata in seguito alle accuse di molestie del caso Weinstein. Un unico caso, pesante e clamoroso, ha smosso l’intera società occidentale, portando i suoi strascichi come uno tsunami anche in altri Paesi. I media e i social, da bravi avvoltoi, hanno acchiappato al volo l’opportunità, personaggi famosi hanno aderito alle campagne anti-molestie.
Qualcosa è cambiato, nel modo di gestire e vedere le cose. Chi prima era sicuro dell’impunità, ora non lo è più. Regole più severe sono state chieste e probabilmente saranno approvate. Le donne hanno ritrovato coraggio e rabbia.

L’altro è la sparatoria di Parkland in Florida (leggi qui) dove quei diciassette morticini innocenti hanno smosso qualcosa. In un’America del Nord asservita alle lobby delle armi, con delle leggi inviolabili, un moto studentesco, trasmesso soprattutto dai social, ha messo in imbarazzo un presidente repubblicano pesantemente foraggiato da queste stesse lobby, costringendolo a cercare degli accordi per dare un giro di vite a leggi lassiste. Gli insulti disperati dei sopravvissuti hanno piegato la politica conservatrice. Attivisti pro armi hanno creato catene sui social, dove pubblicamente sostenevano una regolamentazione (cosa mai vista). Le stelle di Hollywood saranno alla marcia di Washington del 24 marzo, una marcia per le vittime delle sparatorie. Solo George Clooney ha versato mezzo milione di dollari proprio per sostenere le associazioni che questa marcia l’hanno promossa. Sono stati pubblicati i nomi dei 100 senatori che ricevono soldi sempre dalla lobby delle armi.

Insomma, il mondo democratico e repubblicano, quello buonista e progressista sta in un certo modo scoprendo come tirare certi fili, e come fare tesoro da fatti che prima finivano nel dimenticatoio. Fatti che oggi, invece, diventano arieti in grado di sfondare muri granitici inviolati da decenni.
Yes we can, forse cambiare è possibile davvero.

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