Bardonecchia e quello strano blitz…francese

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Qualche giorno fa cinque agenti delle dogane francesi fanno irruzione in un locale della stazione ferroviaria di Bardonecchia, stazione che si trova al confine fra Italia e Francia, ma decisamente in territorio italiano. Nel locale preso di mira dai cinque galletti transalpini c’è la sede dell’organizzazione non governativa Rainbow4Africa, formata perlopiù da volontari che assistono i migranti intenzionati a varcare le Alpi.

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Qualche giorno fa cinque agenti delle dogane francesi fanno irruzione in un locale della stazione ferroviaria di Bardonecchia, stazione che si trova al confine fra Italia e Francia, ma decisamente in territorio italiano. Nel locale preso di mira dai cinque galletti transalpini c’è la sede dell’organizzazione non governativa Rainbow4Africa, formata perlopiù da volontari che assistono i migranti intenzionati a varcare le Alpi.

Scopo dell’operazione di polizia, compiuta senza aver richiesto alcun permesso alle autorità comunali italiane, è quello di sottoporre – con la forza – un giovane nigeriano a un controllo antidroga. Il test delle urine è però negativo, ragione per cui il ragazzo africano non viene arrestato. Cosa questa che potrebbe, per qualcuno, sembrare un happy end. Ma ormai poco importa perché l’episodio innesca nel frattempo una faida diplomatica tra le autorità francesi e quelle italiane.

Un braccio di ferro in cui il lancio di molotov da entrambe le parti ha solo finito per incendiare gli animi. Con quelle facce di bronzo dei Francesi lì a fare spallucce arciconvinti di aver agito in conformità ai protocolli e agli accordi presi fra i due Paesi. Mentre da parte italiana, la solita caciara. Al punto che, scorrendo i commenti finora rilasciati dai politici, si va dall’aver giudicato l’intera vicenda come un’intimidazione bella e buona, al fatto che da due pessimi maestri del calibro di Macron e Merkel, c’è ben poco da imparare, ricordando stizziti che l’Italia non è esattamente una provincia francese e neppure un Paese nel quale, alle forze dell’ordine straniere, è consentito sconfinare a piacere.

Ma la Francia, si sa, vive ancora della grandeur del bel tempo che fu, con lo stesso spirito decisionista e coloniale di quand’era un impero. A confermarlo più di un esempio, compresa la condotta avuta nel corso del conflitto siriano o la recentissima presa di posizione di Macron riguardo alla questione curda (Leggi qui *). Una Francia convinta di poter ballare da sola e dettar legge anche in fatto di migranti, in un Europa voluta per fare affari e non certo solidarietà.

A ribadire quest’ultimo concetto c’è il dramma di una nigeriana di 31 anni che, pochi giorni orsono, è stata respinta proprio alla frontiera di Bardonecchia, nonostante fosse incinta di poche settimane oltre che malata di una grave forma di linfoma. I Francesi non le hanno permesso di varcare il confine e lei – guarda un po’ la coincidenza – soccorsa dai volontari di Rainbow4Africa, è morta all’ospedale Sant’Anna di Torino dopo un parto cesareo. E, guarda caso, una settimana dopo… Voilà les Bleus!

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