Fenicotteri, gnu e pietre preziose

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Come sempre nella massa qualcuno esce. Uno o due gnu che vanno controcorrente, che vedono qualcosa che agli altri sfugge. Ecco, allora, che ieri alcune persone sono tornate a restituire i salvagenti che avevano preso.

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Il mondo è strano e strana è la gente che lo popola. Spesso abituati a comportarci come gnu quando migrano nel Serengeti e spinti da pulsioni che non riconosciamo, maciniamo migliaia di chilometri, attraversano fiumi e savane seguendo gli altri.

Nonostante gli gnu, sto ancora parlando dei salvagenti di Oppy De Bernardo e di qualcosa che, in fondo, ci fa capire che nella massa pecorona o gnùesca, che dir si voglia, c’è sempre chi va contro corrente, chi usa l’etica, chi fa girare le rotelle del cervello in un senso inverso da quello della massa.

Tutti ricordiamo, e lo facciamo anche un po’ da ipocriti, perché magari siamo i primi a correre quando un grande magazzino regala qualcosa o lo svende in offerta, il massacro dell’opera di De Bernardo.

Migliaia di salvagenti scippati, ante tempo, in poche decine di minuti. Il termine sarebbe stato la mezzanotte di quel giorno stesso e l’idea degli organizzatori probabilmente prevedeva centinaia di bambini festanti, ognuno che si portava a casa il suo salvagente. Invece abbiamo assistito ad un vero e proprio saccheggio, per cui la regola era: se è gratis ne prendo più che posso. Non mi servono? Fa nulla, li rivendo o li uso per coibentare il capanno del giardino.

Come sempre nella massa qualcuno esce. Uno o due gnu che vanno controcorrente, che vedono qualcosa che agli altri sfugge. Ecco, allora, che ieri alcune persone sono tornate a restituire i salvagenti che avevano preso. Si sono presentati alla Cancelleria, hanno posato fenicotteri, coccinelle o ciambelle a strisce e si sono scusati, dicendo che non erano a conoscenza del termine della mezzanotte e che avevano seguito la massa.

Come gli gnu del Serengeti. Questi gesti, però, hanno una valenza superiore all’atto in sè. Quello che hanno fatto queste persone è andare in Municipio per dire: io non sono così, ho sbagliato e sono pronto a tornare sui miei passi, a lasciare l’enorme corrente gibbosa e cornuta e a tornare indietro da solo nella savana.

A volte l’uomo esprime il peggio, ma in quel peggio ci sono le perle, le eccellenze dell’umanità. Ci sono gemme, che per risplendere devono essere circondate da pietre.

E queste gemme fanno crescere la nostra collettività, in un esodo al contrario. Senza di loro saremmo fermi, saremmo solo pietre.

 

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