Lo 0,1% e l’importanza delle viti

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A prescindere dalle idee, resta il fatto che solo poco più di un ticinese su 4 ha votato. E sì che c’è anche il voto per corrispondenza che facilita il tutto. Eppure no, proprio ai ticinesi non glien’è fregato niente. Ci siamo sbudellati su un tema che, in fondo, a tre ticinesi su quattro proprio non interessa.

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Eccoci qui a bocce ferme, possiamo fare un bell’esercizio di retorica. E magari un po’ anche lo faremo. A prescindere dalle idee, resta il fatto che solo poco più di un ticinese su 4 ha votato. E sì che c’è anche il voto per corrispondenza che facilita il tutto. Eppure nulla. Non si può nemmeno dire che è stato un bel week end e la gente era in giro a pigliare il sole o a fare una puntata in Liguria a pucciare i piedi in mare.

No, proprio ai ticinesi non glien’è fregato niente.

Ci siamo sbudellati su un tema che, in fondo, a tre ticinesi su quattro proprio non interessa. Questa è l’unica triste e incontrovertibile realtà.

Un’altra realtà è che parlare di vittoria o sconfitta è totalmente improprio. Abbiamo due fette del 32% di votanti dove il 16% degli aventi diritto hanno sostenuto la riforma e il 16% l’hanno affossata.

Il 16% a me fa paura, in tutte le due sue varianti. Mi fa paura che sia il 16% della popolazione a decidere per tutti, anche se qualcuno potrà obiettare che gli assenti hanno sempre torto.

Mi fa paura la disaffezione della gente. In un sistema invidiato in tutto il mondo, con una democrazia diretta che oggettivamente ogni tanto è anche assurda, gli svizzeri e in questo caso i Ticinesi se ne impippano.

In fondo decidere è importante? Lo è per chi è militante, attento e curioso, non lo è per una massa che lavora, si alza la mattina bevendo il caffè, fa la pausa in ufficio e torna alla sera e si guarda l’Isola dei Famosi mangiando patatine. È sbagliato? No. Sono esseri umani, con i loro difetti e le loro paure, sono esseri che in fondo vivono quasi rassegnati, come è sempre stato.

“Franza o Spagna, purché se magna”, diceva quattro secoli fa l’ambasciatore di Firenze Guicciardini, a intendere che non era importante per chi ci si schierava, era sufficiente mantenere i propri privilegi.

La gente in fondo è convinta che se nulla cambia, se non si smuovono le acque, la vita procederà sugli stessi binari.

È lo stesso motivo per cui informarsi di cosa fa un politico è faticoso e allora, o non si vota, o si dice che sono tutti ladri, che poi è la stessa cosa. E con questi alibi c’è l’illusione che tanto noi non possiamo cambiare nulla, ed è qui il punto dolente. Troppi cittadini oggi, sono fermamente convinti che votare non serva.

Per cui non è vero che hanno vinto “le famiglie ticinesi” e nemmeno che hanno perso i sindacati. Qui a perdere, in fondo è la certezza che noi, come ingranaggi di una macchina possiamo influenzarne il percorso. Ci accontentiamo di essere umili piccole viti infilate non si sa dove, quelle vitine che se ti rimangono in mano dici: “boh,… ma questa dove andava?” e la macchina stranamente continua ugualmente a procedere.

È dura dare consapevolezza a delle viti. Non basta la civica e non ho una ricetta. Forse dovremmo muoverci tutti insieme, noi del 32% amici e nemici e parlare agli altri.

Vite viene dal latino vitem: che ricorda il viticcio, che lega, annoda, intreccia. Le viti tengono insieme, mantengono unito.

Forse dobbiamo dire a quel 70% che ogni vite è importante e che se ne manca una la macchina funziona ancora, ma se ne mancano centinaia, migliaia, allora tutto finisce in rottami.

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