Macron, attento ai ferrovieri

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Il giovane presidente, con una freschezza disarmante e un piglio da ancien régime, aggira il Parlamento e con un decreto presidenziale decide di aprire alla concorrenza privata il settore oggi monopolio delle ferrovie statali, la Société Nationale de Chemin de Fer Français.

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Che i ferrovieri non sono gente da prendere per il naso, lo abbiamo imparato noi anni fa, con lo sciopero delle Officine. E l’hanno imparato anche i dirigenti delle FFS, che hanno trovato e trovano, nelle tute arancioni, degli ossi duri da rodere quando si cerca di violare i loro diritti.

D’altronde è proprio la ferrovia ad aver storicamente portato in Ticino, con i ferrovieri confederati, le lotte sindacali e la coscienza dei lavoratori. Emmanuel Macron evidentemente non lo sa. Il giovane presidente, con una freschezza disarmante e un piglio da ancien régime, aggira il Parlamento e con un decreto presidenziale decide di aprire alla concorrenza privata il settore oggi monopolio delle ferrovie statali, la Société Nationale de Chemin de Fer Français.

Un atto di per se stesso muscoloso e prepotente e ovviamente mal digerito dalle ferrovie, che hanno risposto con scioperi e blocchi.

Al saldo di tutto questo, bisognerebbe ricordare che disastroso esito ebbe anni fa la privatizzazione delle ferrovie inglesi iniziata da Margareth Tatcher e proseguita poi da Tony Blair. L’incidente ferroviario di Paddington, con 160 morti, fu il triste punto su un modo di agire che per perseguire il profitto riduceva le costose manutenzioni dei convogli.

Perché è questo il problema, ricordiamocelo sempre. Il settore privato persegue il profitto e cerca automaticamente di ridurre tutte le voci in uscita (salari, manutenzione, controlli, ecc.) che garantiscono, a tutti gli effetti, la sicurezza dei passeggeri.

L’incidente di Paddington, che  ne seguiva molti altri, avvenne perché le misure di sicurezza furono sacrificate, appunto, sull’altare dei minori costi. La Tatcher contenne la spesa delle ferrovie, vero. Ne arrestò la modernizzazione  e rifiutò l’implementazione di misure di sicurezza moderne. Oggi l’esempio delle ferrovie inglesi è usato da tutti come paradigma di come una privatizzazione può distruggere un servizio.

Oggi tocca a Macron fare la faccia dura contro i ferrovieri, che non si tirano certo indietro. Da entrambe le parti, purtroppo per le ferrovie, solo ostilità e il classico gioco a chi ce l’ha più duro. Una guerra di logoramento che con una serie di scioperi nell’arco di tre mesi renderà la vita impossibile ai passeggeri francesi. Saranno i prossimi giorni a decretare se saranno i ferrovieri a tornare buoni in carrozza o se questa questione investirà come una locomotiva il giovane Macron.

Gli cheminots sono però ben decisi a difendere le due vacche sacre che sono la privatizzazione delle SNCF e la modifica dello Statuto dei ferrovieri. Dopo anni, le sigle sindacali si alleano contro Macron, e questo dovrebbe essere già un segnale: CgT, Sud, Cfdt e Unsa mostrano i muscoli a Emmanuel, che viaggia su un terreno minato che costò caro anche a suoi predecessori, soprattutto a Jacques Chirac che dovette tornare sui suoi passi. La ministra dei trasporti Elisabeth Borne, dice che il governo “è aperto al dialogo”.

Saranno comunque molto probabilmente i francesi e la loro opinione pubblica alla fine a decretare la vittoria dell’uno o dell’altro fronte.

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