No Billag for dummies

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Due le sorprese all’analisi del voto su No Billag del 4 Marzo: sia i giovani della “generazione Netflix” sia buona parte degli elettori UDC hanno scelto di difendere il servizio pubblico

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Tutta la faccenda No Billag, a doverla spiegare tipo a un alieno che dovesse atterrare proprio in questo momento nel giardino di casa vostra, in fondo non sarebbe poi così complicato. Malgrado lo spauracchio, il babau di chi voleva che l’attempata Elvezia ne facesse anche a meno, il popolo compatto ha ribadito che il servizio pubblico radiotelevisivo non si tocca. E lo ha fatto seppellendo sotto una valanga di no l’iniziativa No Billag.

Un voto che, dopo il tanto parlare a vanvera, dopo le paure che alcuni (non pochi) hanno covato temendo potesse uscire dalle urne ben altro responso, è stato analizzato, passato ai raggi X e in parte vivisezionato per comporre un identikit del militante pro servizio, di quel 71,6 % di pasdaran che non hanno assolutamente capito la bontà di un’informazione lasciata in mano a soggetti privati (magari anche al buon Berlusconi di turno, perché no?) che avrebbero raccolto più che volentieri il testimone.

Due, in particolare, le sorprese. La più gradita è senza dubbio quella che smentisce categoricamente una millantata disaffezione da parte dei giovani (18 – 29 anni) all’offerta della SRG SSR. Solo il 20% di loro, di quella che qualcuno aveva già soprannominato come la generazione Netflix, ha appoggiato l’iniziativa, a dimostrazione che a prescindere dall’ampio ventaglio di proposte fra cui scegliere e dalle diverse modalità di offerta informativa e d’intrattenimento legate a internet e ad altre forme di fruizione, il servizio pubblico viene ancora letto come un elemento identitario e strategico.

A maggior ragione se consideriamo che il 73% dei più di 1500 interpellati dal sondaggio svolto per conto del Consiglio Federale ha dichiarato, riguardo al voto del 4 marzo scorso, di considerare buona o molto buona l’offerta pubblica, con il 70% del campione che ne usufruisce quotidianamente. Inoltre, il maggior numero di sì per fascia di età, si registra in quella che va dai 40 ai 49 anni, cioè in quella generazione cresciuta insieme alla televisione e alla sua diffusione capillare in un’era pre-internet.

Seconda sorpresa, poi, il fatto che tra le fila del popolo UDC, anche lì, la maggioranza, seppur di stretta misura, ha deciso di votare a favore di un servizio pubblico. Segno quantomeno del fatto che il pacchetto No Billag trattavasi a tutti gli effetti di un “pacco” piuttosto indigesto, anche per coloro che avrebbero dovuto gradire il dono.

E, nell’attesa di capire il significato del voto nella Svizzera italiana, dove in molti hanno ricevuto il formulario relativo all’indagine d’opinione svolta su mandato della CORSI e della RSI dall’Università di Losanna, un fatto è certo: l’iniziativa No Billag tira anche da morta. Probabilmente perché riuscire a capire come la destra abbia preso una scoppola di questa portata, senza dubbio può essere di buon auspicio e un modello vincente per altre faccende ben più spinose che riguardano la lenta ma costante erosione dello stato sociale e il vergognoso smantellamento di diritti ormai acquisiti o, ahimè, creduti tali.

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