Non ordini il caffè? Arrestati

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È successo a Philadelphia: due ragazzi afroamericani sono stati arrestati dietro segnalazione dei dipendenti di uno Starbucks in cui stavano semplicemente aspettando un amico

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È successo a Philadelphia, neanche una città del profondo Sud, non a Tallahassee in Florida o ad Arlington in Georgia. Ma nella moderna e avanzata Philadelphia della Pennsylvania, resa famosa, per ironia della sorte, da Tom Hanks e Denzel Washington in un film in cui si parlava di discriminazione ma relegata all’AIDS.

Due ragazzi di colore entrano in uno Starbucks, una nota catena di caffè ormai approdata anche da noi, e attendono un amico. I due afroamericani non ordinano e chiedono di usare i bagni, ma il personale non glielo concede perché non hanno, appunto, ordinato nulla. Com’è come non è, i dipendenti dello Starbucks chiamano la polizia e i due poveretti, senza nessun motivo, sono ammanettati e portati via. Un altro cliente, bianco stavolta, in un video che documenta la cosa, chiede ripetutamente agli agenti perché stiano arrestando i ragazzi.

Philadelphia mica è una città qualunque, è una delle più antiche degli Stati Uniti, ed è patria della Costituzione e della Dichiarazione d’Indipendenza statunitense che, di nuovo per ironia della sorte, usa parole tra le più famose in un documento ufficiale: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali…”.

Adesso pensiamoci attentamente e siamo onesti, se quei due ragazzi fossero stati bianchi, non sarebbe successo nulla di tanto increscioso. Se la polizia ha svolto il suo lavoro (tra l’altro il capo delle forze dell’ordine è l’afroamericano, Richard Ross),  perchè, infatti, è tenuta a dare seguito alle segnalazioni dei locali pubblici che vogliono allontanare clienti indesiderati, è ovvio che quelli di Starbucks sono andati lunghi.

Un po’ inutili le scuse della catena dopo il fattaccio che, ovviamente, non ha fatto una bella pubblicità, soprattutto in una città di un milione e mezzo di abitanti con il 42% di afroamericani. La cosa è circolata a macchia d’olio sui social e anche il sindaco della Città, il democratico Jim Kenney ha ribadito che le scuse della Starbucks, in realtà, valgono poco, ed ha chiesto alla commissione della città per le relazioni umane (figo che ne abbiano una) di tenere d’occhio la Starbucks, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e la formazione, stando attenti che non ci siano segnali di discriminazione.

Insomma, un caffè amaro quello della Starbucks, a riprova che nonostante sia passato un secolo e mezzo dalla liberazione degli schiavi e più di cinquanta anni dall’ottenimento dei diritti civili per gli afroamericani, avere la pelle fottutamente nera è ancora un fottuto problema.

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