Pronzini e Robbiani, malati di iperlavoro

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Che Matteo Pronzini sia una bella spina nel fianco del Governo non lo nega nessuno, spesso le sue interrogazioni centrano l’obiettivo, ma essere un deputato con all’attivo, dall’inizio della legislatura, 106 interrogazioni, dà perlomeno da pensare.

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Siamo sicuri che una vivace attività parlamentare faccia bene al Ticino e alla politica in genere, e un articolo di Ticinonews ci dà lo spunto per parlarne. Interrogazioni e interpellanze servono, in teoria, ad avere risposte o a smuovere le acque e, se va bene, sfociano in qualcosa di fattuale che cambia le carte in tavola. Magari di poco, ma le cambia.

Il troppo però stroppia, lo abbiamo già detto più volte e soprattutto in merito alle interrogazioni di Quadri, una marea di carta che non sfocia mai in niente, domande insulse, pretestuose e spesso inutili. Non è infatti strano che in pratica la loro totalità sia rigettata o resti lettera morta.

Parliamo di queste cose perché nell’articolo sono citate le statistiche dei deputati più produttivi. Se, come dicevamo, è vero che una vivace attività è buona cosa, un’iperattività nasconde spesso semplice pubblicità elettorale. Detto in parole povere, più emetto interrogazioni che sono riprese dai media, più parleranno di me.

Che Matteo Pronzini sia una bella spina nel fianco del Governo non lo nega nessuno, spesso le sue interrogazioni centrano l’obiettivo, ma essere un deputato con all’attivo, dall’inizio della legislatura, 106 interrogazioni, dà perlomeno da pensare.

Primo, per la quantità di materiale che si deve raccogliere per esporre interrogazioni decenti, e in seconda battuta, per essere in grado di seguirne l’iter. Insomma, il rischio è di essere approssimativi e di cadere nella spirale di chi, per esistere, deve continuamente tirare la giacca di qualcun altro. Ce lo dimostra il secondo deputato più prolifico con 54 interrogazioni, Massimiliano Robbiani, cui spesso e volentieri il CdS risponde a tempo di record, tanto sono insulse le sue mozioni. (leggi qui).

Deputati probabilmente più accorti e attenti a quello che fanno uscire, e sufficientemente operosi ci sono, rimanendo comunque in una logica di una decina d’interrogazioni annue. Abbiamo Giorgio Fonio (PPD, 37), Raoul Ghisletta (PS, 34), Sara Beretta Piccoli (PPD, 32), Patrizia Ramsauer (Lega, 30), Franco Celio (PLR, 28), Boris Bignasca (Lega, 24), Matteo Quadranti (PLR, 23) Tiziano Galeazzi (UDC) e Gina La Mantia (PS, entrambi 19), Germano Mattei (MontagnaViva, 18) e Lorenzo Jelmini (PPD, 16).

Se poi calcoliamo che un deputato deve seguire le sedute, prepararsi per discutere le trattande e deve magari anche essere in una o piu commissioni con relative informazioni da assimilare e da elaborare, oltre ai rapporti da redigere, certi numeri lasciano dei seri dubbi sull’utilità di certe interrogazioni e sulla loro qualità.

Dunque quantità non significa necessariamente qualità, le centinaia di interrogazioni leghiste, mezzo pubblicitario canonico del movimento, ce l’hanno insegnato. Detto questo, tanti auguri a chi, invece, è sotto questa quota, o chi si avvicina allo 0 assoluto. Ci sono, e a questi una bella scrollatina farebbe solo bene.

 

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