Zali mette le ali

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Terminato il turno di Bertoli, tocca ora allo schivo Claudio Zali.

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Non quelle della famosa bibita energetica, ma di sicuro, il ministro oggi può svolazzare felice per essere diventato il presidente del Governo ticinese.

Terminato il turno di Bertoli, tocca ora allo schivo Claudio Zali. Siamo curiosi di vedere come si comporterà, visto che Zali è uno accorto a defilarsi quando le questioni si fanno un po’ pruriginose per lui, e abile a prendersi i meriti, anche grazie al foglio leghista che tesse ogni domenica sperticate lodi per i suoi due conducator a Palazzo delle Orsoline.

Alla fine però, siamo certi che non cambierà molto. Qualche supposizione però possiamo farla: da una parte oggi Bertoli è svincolato da un ruolo “superistituzionale” e ha un minimo di margine di manovra in più, non essendo più costretto a parlare a nome del governo intero. Il ministro socialista, spesso accusato di essere troppo di centro, potrebbe avviarsi su una china più decisa e meno disposta a compromessi.

Dall’altra, Zali continuerà a essere incensato dal Mattino, nonostante sia presidente e portavoce del vituperato governo. La tattica leghista, immutata da decenni, gioca da sempre su due sponde, da una parte saldamente legata al potere che ha conquistato e dall’altra finta fustigatrice dello stesso governo dove siedono due ministri leghisti.

Aspettiamo Zali al varco, visto che le patate bollenti non mancano e non mancheranno di certo. Facciamo comunque gli auguri al nuovo presidente del governo, anche perché nessuno di noi ha vantaggi nell’augurare a un ministro di fallire.

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