Zoomer che non sa cos’è

Zoomer è una creatura, un soggetto. Non sappiamo che sesso abbia perché mamma Kyl e papà Brent non vogliono rivelarlo

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Un titolo un po’ idiota vero? Il fatto è che Zoomer è una creatura, un soggetto. Non sappiamo che sesso abbia perché mamma Kyl e papà Brent non vogliono rivelarlo. Sgomberiamo il campo da equivoci. GAS si è sempre battuto per i diritti di gay e lesbiche, ha sempre sostenuto la possibilità di ognuno di crescere in famiglie omosessuali e di gestire la propria sessualità come meglio crede.

Il problema è che Zoomer, l’androgino cosino statunitense, ha un sesso, ma, trascinando al parossismo il concetto gender, i genitori non lo/a vogliono definire per non influenzarlo/a. Zoomer, il cosino/a, deciderà da grande, come per un’eventuale religione, a che partito aderire. Maschio, Femmina, gender, poco importa.

Certo, l’idea è dannatamente liberal. Zoomer non giocherà con bambole o camion dei pompieri, o perlomeno lo farà scegliendo quello che più gli piace. Ed è qui, nel suo sviluppo e nella sua crescita che ci saranno probabilmente le storture. Senza essere un pedagogista, so quanto sia importante la guida degli adulti per un bambino/a. Il punto non è se Zoomer possa scegliere o no. Il punto è che concedere la libertà assoluta è, in fondo, un modo per abdicare al proprio ruolo genitoriale, è un modo per dire “arrangiati”. Io con mia figlia parlo di bisex, di gay e di etero. Lei ha la facoltà di essere ciò che vuole senza pregiudizi, ma io non ho il diritto di demandare a un bambino di due anni chi essere. Zoomer è un maschio o una femmina, che poi in base ai suoi orientamenti prenderà la sua strada. Non è certo ignorandone l’identità che si aiuta un bambino/a nel suo percorso, ma discutendo e affrontando sensazioni, problemi, dubbi.

Per questo ci siamo, non per dire loro in sostanza: arrangiati, scegli poi tu cosa essere.

Un modo di fare che mi ricorda terribilmente quei genitori per cui i figli non andavano mai sgridati e bisognava lasciargli fare quello che volevano. Pessimo. Crei dei piccoli mostri egocentrici abbandonati a se stessi e incapaci di vivere in una società che le regole, volenti o nolenti, le ha. Le regole del buon senso e dell’educazione, che poi cozzano con un piccolo principe abituato ad avere e a fare quello che più gli aggrada. Ne sanno qualcosa i nostri docenti di oggi, confrontati sempre più spesso con inconsapevoli piccoli despoti e con genitori che sembrano più tifosi che guide.

La realtà è la fuori, speso è dura e crudele. Il metodo “gender creative” è magari bello a parole, ma poi deve scontrarsi con la società reale:

“L’identità sessuale di un individuo non viene stabilita dalla natura e dall’incontrovertibile dato biologico ma unicamente dalla soggettiva percezione di ciascuno che sarà libero di assegnarsi il genere percepito, “orientando” la propria sessualità secondo i propri istinti e le proprie mutevoli pulsioni.È il genere che stabilisce, in ultima analisi, l’identità sessuale di un individuo. Non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali. Non ci sono maschi e femmine ma ci sono semplicemente uomini, liberi di assegnarsi autonomamente il genere che percepiscono al di là del loro sesso naturale”

Giusto, giustissimo, ma Zoomer riuscirà a trovare da solo/a la sua identità? Oppure nella sua testolina percepirà solo dei genitori che in fondo non vogliono affrontare la realtà? Io non ho la verità in tasca e sono un pragmatico. Magari domani la scienza dirà che bambini come Zoomer non hanno nessun deficit psicologico o problemi maggiori dei propri coetanei cresciuti col metodo canonico, Ma oggi questa cosa mi mette a disagio, non per la teoria gender, ma per l’inevitabile e sgradevole sensazione che chiediamo ai nostri figli, in fondo, di lasciarci in pace. E come se dicessimo loro: Trova la tua strada e arrangiati.

A prescindere dal fatto che Zoomer è un nome decisamente idiota (finalmente l’ho detto), Alla fine mi piacerebbe sapere dai nostri lettori, soprattutto da chi lavora a contatto con l’infanzia, se sono un bacchettone o se i miei timori hanno un vago fondamento.

Parliamone.

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