Apple paga il 35% in meno di tasse

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La teoria di perseguire sempre sgravi sistematici alle aziende è spesso foriera di perdite per lo Stato e dunque per i contribuenti, che siamo noi. Inoltre, troppo spesso, i fantomatici aumenti del PIL, non si traducono in posti di lavoro ma solo in maggiori utili per le aziende

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Abbiamo recentemente votato sulla riforma fiscale. Una riforma che, grazie a quello 0,1% di differenza tra SI e NO, sarà applicata sgravando ulteriormente le aziende di oneri. Questo, nella teoria a supporto degli sgravi, dovrebbe incrementare la ricchezza delle aziende e di conseguenza, questa presunta ricchezza dovrebbe riversarsi sulla struttura sociale del Ticino, creando teoricamente posti di lavoro, incrementando la produttività eccetera.

Interessante, a questo proposito, è vedere cosa succede in realtà alle grosse aziende. Un esempio macroscopico ci viene da Apple, il gigante dell’informatica.

Grazie anche ai tagli fiscali voluti da Trump, che hanno abbattuto l’aliquota per i redditi aziendali dal 35 al 21%, l’azienda di Cupertino, usufruendo anche del solito sistema di società offshore per eludere il fisco, ha pagato nell’ultimo trimestre solo il 14,5%.

Insomma, i soliti escamotage per “ottimalizzare” che permettono alle grosse aziende, perché per i piccoli è meno vantaggioso e più difficile, di pagare meno tasse. Il 14,5% è un’aliquota abbastanza ridicola, se calcoliamo che quella per una persona fisica (per fare un esempio anche se le due cose non sono esattamente paragonabili), in USA, è del 20%.

Apple, grazie a questi “aiutini” ha visto volare i suoi utili.

Un calcolino veloce va fatto: Apple nel 2017 ha fatto 14, 6 miliardi di utile, pagando all’erario, con un’aliquota del 24%, 3,6 miliardi di tasse. Oggi, con l’aliquota al 14,5% e con un utile di 16,1 miliardi, le tasse sono crollate di quasi il 35% arrivando solo a 2,4 miliardi.

Senza volerne fare un assunto granitico, è evidente che questa teoria di perseguire sempre sgravi sistematici alle aziende è spesso foriera di perdite per lo Stato e dunque per i contribuenti, che siamo noi. Inoltre, troppo spesso, i fantomatici aumenti del PIL, non si traducono in posti di lavoro ma solo in maggiori utili per le aziende. Vedremo se in futuro le teorie di Vitta, che oggettivamente non sono proprio innovative, avranno successo. Noi ci permettiamo di dubitarne fortemente.

 

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