Clamoroso, addio Luxury Good!

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Le avvisaglie c’erano tutte e ora, a pochi anni dal suo insediamento, il maggior contribuente del Cantone ci lascia qui con le pezze al culo, senza lavoro, senza avere creato nulla.

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Il gruppo Kering, a quale facevano capo Luxury Goods e Gucci, se ne va. La Fashion Valley del ministro Christian Vitta, quel settore tanto coccolato per i milioni di tasse che lasciava in Ticino si rivela per quello che è, un gruppo di aziende il cui unico interesse era sgusciare attraverso le maglie del fisco dei Paesi di provenienza.

Il gruppo, indagato in Italia e in Francia per evasione fiscale, abbandona il Ticino, lasciando il ministro Vitta, ad appena una settimana dall’approvazione per stretta misura della sua riforma fiscale, con un bel pugno di mosche in mano.

Già più di un mese fa, il settimanale sindacale Area, titolava un suo articolo: “Fashion valley, la festa è finita”. Federico Franchini, scriveva:

“Il modello della Fashion Valley è al capolinea. Per anni il Ticino ha approfittato delle entrate fiscali generate dalle multinazionali della moda che, tramite trucchetti contabili, hanno trasferito in Ticino utili da capogiro. Un sistema parassitario a cui la comunità internazionale ha detto basta. (…)”

Una modifica delle leggi, che peraltro era nell’aria da tempo, impone alle aziende di presentare un rendiconto nazionale della propria attività, per impedire il trasferimento degli utili verso lidi più attrattivi. Prosegue Franchini nel suo articolo:

“ (…) Sette miliardi di franchi. Sono gli utili netti registrati dalla Luxury Goods International (Lgi) di Cadempino dal 2006 al 2016. A questa somma manca l’anno 2015: non è disponibile nei documenti del registro di commercio del Lussemburgo. (…) l’autorevole Mediapart ha messo a nudo le pratiche di ottimizzazione fiscale che hanno permesso alla multinazionale Kering, un colosso da 38.000 impiegati, di trasferire alla sua discreta filiale di Cadempino circa il 70% dei suoi utili.”

Una paccata di milioni di tasse per Comuni, Cantone e Confederazione, ma anche un’azienda che non ha creato nemmeno un posto di lavoro decente. E ora, pressata dal fisco, se ne vola via lasciando Vitta come un bambino a cui hanno scippato il gelato. Franchini parla dell’influenza dell’ex ministra Marina Masoni, presidente di Ticino Moda, in tutto questo:

“Va così in scena la narrazione entusiasta della Fashion Valley Ticino: sembra quasi di stare in un territorio abitato da illuminati stilisti e artigiani creatori. La realtà è diversa: il Ticino è piuttosto un (unico) grande centro logistico. La merce arriva e riparte soltanto per potere giustificare il trasferimento dei profitti.(…) Il più grande deposito doganale aperto è proprio quello inaugurato dalla Luxury Goods a Sant’Antonino nel 2014. Per chi critica questo modello, vuoi per il suo impatto sul territorio o per le pessime condizioni di lavoro, c’è subito pronta la risposta: l’indotto fiscale; vuoi mica sputarci sopra?”

Le avvisaglie c’erano tutte e ora, a pochi anni dal suo insediamento, il maggior contribuente del Cantone ci lascia qui con le pezze al culo, senza lavoro, senza avere creato nulla.

Bravo vitta.

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