Coprirsi di ridicolo non è così difficile.

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Lorenzo Quadri, in preda alle sue solite farneticazioni ci riesce benissimo. L’ultima, in ordine di tempo, una sparata contro il Parco del Locarnese. I motivi? Ma i frontalieri, ovvio.

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Coprirsi di ridicolo non è così difficile.

Infatti Lorenzo Quadri, in preda alle sue solite farneticazioni ci riesce benissimo. L’ultima, in ordine di tempo, una sparata contro il Parco del Locarnese. I motivi? Ma i frontalieri, ovvio.

Ah, ecco a cosa serve il parco nazionale… a far aumentare ulteriormente il numero dei frontalieri. Ancora non c’è stata la votazione e già oltreconfine preparano l’assalto alla diligenza. (“Non è un segreto che molti italiani residenti nel Nord Italia o nelle zone confinanti con la Svizzera sognino di poter lavorare nel Canton Ticino (…)”.
Avanti così, “bisogna aprirsi”.

Questa boutade solo per l’articoletto di un portale italiano che rimarca come il Parco del Locarnese potrebbe essere un opportunità di lavoro anche per frontalieri.

Certo, Quadri, la possibilità c’è, come in tutto il Ticino. Frontalieri lavorano per la ditta del compianto Nano e per quelle del tuo amico UDC Pinoja o per la Medacta di Siccardi. Ma il punto non è questo.

Il parco è un opportunità, checché se ne dica, un’unica opportunità di avere soldi per progetti legati alle valli, come il ponte tibetano che collegherà Moneto a Palagnedra nelle Centovalli, o i progetti per recuperare i pascoli o per ricostruire i terrazzi. Progetti che faranno rifiorire, si spera, le nostre valli falcidiate dall’emigrazione. Il lavoro ci sarà, questo è ovvio. Si parla di 200 posti, e se anche lì, ci sarà qualche Vigezzino a tirare su muri, va bene. Pretendere che saranno tutti ticinesi è la solita idiozia in salsa leghista.

Le valli possono davvero, a parte i particolarismi, provare a ricominciare una vita. E capisco anche i fautori del no, che sono in realtà impauriti da ciò che è nuovo e non si conosce. La realtà di un parco però, se gestita bene, porta benefici, e la paura di non poter più fare ciò che si faceva prima dovrebbe lasciare spazio al futuro, un futuro possibile. Troppo male fa vedere i ruderi delle frazioni, i muri sgretolati, il territorio abbandonato malamente anche nella sua rete di sentieri.

Quadri dovrebbe pensare al suo Ticino davvero, invece di sparare cavolate anti UE, anti frontalieri o anti immigrati.

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