Cristiani che del Cristo fanno letame

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Predicare “contro” qualcuno non è preghiera, è la forma più gretta del pensiero che viene verniciato di religione per dargli una giustificazione. È un modo insulso e infame di stabilire il proprio primato di fronte al diritto degli altri di fare ciò che vogliono se questo agire non nuoce a nessu

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Avremmo voluto esimerci dal commentare di nuovo la strampalata e provocatoria iniziativa di Helvetia Christiana (leggi qui), un’associazione il cui odore retrò si sente lontano un miglio come il fumo di un barbecue abbandonato.

Lo facciamo dopo aver dato una scorsa a un’intervista di Ticinolive al suo leader, Marco Giglio, che anche lì, nomen omen, riassume più un concetto di vita che un’identità. Puro come un giglio, il Giglio appunto, difende i suoi valori e quelli di coloro, non c’è dato sapere quanti, visto che lui non lo dice, che condividono la sua way of life: “Ci battiamo per la difesa dei valori e della civiltà cristiana nonché per i principi di Tradizione, Famiglia e Proprietà.”

Cosa c’entri la proprietà col Vangelo non si capisce bene, a noi risulta che un tizio abbastanza importante in quell’organizzazione promuoveva la povertà e la tolleranza, ma magari ci sbagliamo.

Addirittura il vescovo Lazzeri, a dimostrazione di come la Chiesa sempre di più si dissoci da queste frange oltranziste e destrorse ha dichiarato di essere perplesso in merito al messaggio dei “christiani”.

Il signor Giglio comunque, si lamenta perché: “… non abbiamo gli stessi diritti che hanno i manifestanti del Gay Pride, questo è un fatto. Quindi si tratta di cristianofobia.”

No Giglio, fermo lì. Non è cristianofobia, è semplicemente buon senso conseguente a un ragionamento logico e inattaccabile: l’estremismo NON ha lo stesso diritto di parola. Non ce l’hanno il fascismo e il nazismo e non ce l’ha l’oltranzismo religioso, né cristiano, né musulmano, né indù.

Predicare “contro” qualcuno non è preghiera, è la forma più gretta del pensiero che viene verniciato di religione per dargli una giustificazione. È un modo insulso e infame di stabilire il proprio primato di fronte al diritto degli altri di fare ciò che vogliono se questo agire non nuoce a nessuno.

Giglio, ti spiego una volta per tutte, spero sia forte e chiaro: se non ti piacciono i gay, i carnevali, il merluzzo fritto o qualunque altra cosa, è un problema tuo. Il Comune di una città democratica come Lugano in un Paese democratico come la Svizzera non ha nessun dovere di concedere a te e al tuo gruppo di bigotti di predicare contro una manifestazione pacifica che non fa che sancire i diritti di persone all’interno di una collettività.

Siamo tutti uguali e abbiamo tutti gli stessi diritti. Tu invece non hai il diritto di dirci che non ci tolleri o perlomeno ce l’hai a casa tua, ma non nelle NOSTRE piazze. Alla domanda se supponeva che la loro richiesta di predica in piazza sarebbe stata cassata dal Municipio, Giglio risponde:

“Io pensavo che nella città episcopale, con un buon vescovo serio e fedele alla Chiesa di Roma, mariano e umile, in un Cantone con il 70% di cattolici dove ci sono Chiese secolari, terra cristiana per eccellenza fosse possibile. Ma vedo che mi sbagliavo. I fatti mostrano che vi è ostilità verso la nostra fede e la nostra cultura cattolica-cristiana, verso le nostre tradizioni.”

Eccolo lì il Giglio, in fondo il vescovo è un pistola e io ho ragione. Queste dichiarazioni dimostrano solo che siete delle persone problematiche, incapaci di interagire col tessuto sociale e ostili nei confronti di chi non ritenete allineati con la vostra visione. Siete una setta, al pari delle frange oltranziste dell’islam o di altre religioni.

Gesù diceva: amate i vostri nemici. Probabilmente era un pollo come il vescovo, allora domandatevi che senso ha il vostro professarvi cristiani, quando della pietas del Cristo fate strame. E sì che è morto anche per voi…

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