L’ingenua Nadia e l’arrogante Plein

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Molti avranno storto il naso all’uscita di Nadia Ghisolfi, che all’insediamento in Gran Consiglio di Pelin Kandemir quale Prima Cittadina, sfoggiava una giacca di Philipp Plein

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Molti avranno storto il naso all’uscita di Nadia Ghisolfi, che all’insediamento in Gran Consiglio di Pelin Kandemir quale Prima Cittadina, sfoggiava una giacca di Philipp Plein. Il fatto, già discutibile, viste le polemiche sindacali proprio sulla casa di moda dello stilista germanico (leggi qui), prende una piega più greve a causa dell’atteggiamento della sindacalista che, supponiamo scherzosamente, al post con le sue foto aggiungeva l’hasctag #iostoconphlippeplein.

“Ero ironica. Il mio impegno a favore dei lavoratori è assoluto”

Si difende la Ghisolfi, dopo essere stata attaccata da più parti per la sua caduta di stile. La storia lascia perplessi, perché se ci possiamo aspettare gaffe così da persone comuni, diventano sinceramente incomprensibili da parte di una sindacalista dell’OCST e  granconsigliera del Canton Ticino.

Una delle regole cui ogni assistente sociale si attiene, soprattutto se ha a che fare con persone meno abbienti, è mantenere un abbigliamento dimesso ed evitare gioielli vistosi. È, infatti, difficile guadagnarsi la fiducia delle persone se gli si sbatte in faccia la propria condizione benestante. Uso questo esempio per fare capire a Nadia Ghisolfi, come possono essersi sentiti quei lavoratori che hanno fiducia nel sindacato o quelle persone che ritengono, a ragione, il signor Plein uno sfruttatore e un arrogante riccastro per cui non valgono le regole che valgono per tutti gli altri.

La signora Nadia può anche supporre, visto che Plein vende giacche di coccodrillo da 100’000 franchi, quanto possono immaginare sia costata la sua le persone comuni. Poi magari l’ha comprata in un outlet col 70% di sconto, ma l’immagine simbolica e quello che ci racconta Nadia Ghisolfi è un pesante schiaffo a chi fatica a sbarcare il lunario.

Possiamo anche credere alla buona fede e alla leggerezza di Nadia Ghisolfi, riteniamo però che una persona che milita in un sindacato, e che è oltretutto in politica da anni, avrebbe dovuto soppesare di più il suo agire, evitando scivoloni d’immagine disastrosi come quello accorsole.

Ghisolfi avrebbe dovuto seguire le regole del buon senso, evitando di ostentare e di scherzare su cose che toccano profondamente i ticinesi.

Nelle Fiandre, i ricchi mercanti di tessuti del ‘500 avevano casette con facciate minuscole, dove nel retro si aprivano il lusso e l’opulenza, ma nascosti alla strada e al popolo. Era una buona regola per evitare di creare astio e invidia. Una regola antica, non inventata oggi.

Nessuno dice che Ghisolfi debba essere povera, ma ostentare quella che gli altri percepiscono come ricchezza smaccata e complicità con uno sfruttatore del lavoro, andava evitato.

“per fare i sindcalisti non bisogna vestirsi da straccioni”.

Vero, ma magari bisogna ricordarsi che si rappresenta spesso gente che per vestirsi deve andare ai saldi dell’H&M.

Forse delle scuse sincere, anche se non obbligatorie, sarebbero una buona cosa.

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Lo stilista Philippe Plein…d’air

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