L’ultima frontiera della follia

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Quattro bambini indonesiani, che avrebbero dovuto giocare coi compagni, imparare a scuola ciò che gli sarebbe stato utile per il futuro hanno trovato il buio, guidati dalle menti bruciate di mamma e papà

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Quando pensiamo di avere sentito tutto, di avere visto l’ultimo abisso di malinconia, ascoltato l’ultimo urlo di disperazione dell’umana empietà, quando raccogliamo nella nostra testa le notizie dell’ultimo eccidio, dell’ultimo kamikaze, delle frattaglie e dei pezzi di carne lanciati sui lampioni, dei cadaveri devastati dall’ignoranza religiosa, c’è ancora un posto buio, più giù ancora dove andare, un pozzo di tenebra e ghiaccio, un baratro di amarezza umana, che provoca rabbia e sgomento.

Tra gli otto e i tredici anni avevano quei bambini. Tra gli otto e i tredici, dalle elementari alle scuole medie. Ma alle medie e alle elementari non so se ci siano andati. Forse si, di sicuro la loro famiglia, quella che dovrebbe essere un nido di protezione, un batuffolo di accoglienze e comprensione, è diventata un mostro che ha maciullato le loro piccole vite.

Quattro bambini indonesiani, che avrebbero dovuto giocare coi compagni, imparare a scuola ciò che gli sarebbe stato utile per il futuro hanno trovato il buio, guidati dalle menti bruciate di mamma e papà. Pieni di esplosivo, hanno fatto saltare in aria delle chiese a Surabaya, irretiti da un’ideologia bastarda e infame, hanno immolato le loro piccole vite.

Tredici morti e 41 feriti hanno accompagnato questo assurdo olocausto familiare, che fa dubitare, che ha sconvolto lo stesso Paese musulmano.

Attentati rivendicati dall’ISIS, ma in fondo chi se ne frega. Potrebbe rivendicarli anche il mostro di Frankenstein e nulla cambierebbe.

Ogni ideologia, ogni nazione, ogni gruppo che usa i bambini, dalla camorra napoletana ai ribelli congolesi o del Sudan, non merita nemmeno di esistere, di essere preso in considerazione.

È facile dirlo, siamo tutti d’accordo, ma questo eccidio di famiglia è ancora più mostruoso nella sua logica perversa, chi doveva proteggere è diventato carnefice, chi doveva sostenere ha spinto nel vuoto.

Siamo dei mostri, accettiamolo, circondati da mostri. Forse è sufficiente alzarsi e guardarsi allo specchio per domandarsi se ne vale la pena, qual è il senso, chi siamo in realtà. Forse c’è redenzione, ma sembra sempre più lontana, un lumicino freddo, che a stento buca la notte.

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