Zali e Lombardia, fine di un amore

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Il presidente del Consiglio Regionale lombardo Alessandro Fermi scrive ai presidenti di Camera e Senato affinchè sia bloccato l’accordo fiscale a causa del blocco dei ristorni proposto da Zali

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È un gustoso siparietto, quello tra Alessandro Fermi, nuovo presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, forzitaliota, e il Ministro Zali.

Quello che fino a ieri era un idillio, con tanto di foto e pacche sulla spalle tra il leghista Attilio Fontana (presidente della Lombardia), quello che fu soprannominato “il difensore della razza bianca” (leggi qui), Gobbi e Borradori oggi è uno scontro, che contrappone le due visioni legaiole del mondo, una in Ticino e l’altra in Lombardia.

Leggiamo infatti che Fermi, che presiede appunto il Consiglio Regionale della Regione governata da Fontana,  non ci sta a farsi fregare le tasse dei suoi concittadini dal collega leghista, e lancia un appello a Roma, (che quando deve coprirti il sedere va bene) per far sì che Zali non attui la sua politica che vedrebbe bloccare parte dei ristorni dei frontalieri. Leggiamo da TIO:

“L’accordo tuttora vigente, spiega una nota del Consiglio regionale, destina ai Comuni i ristorni dei lavoratori frontalieri a titolo di compensazione delle spese sostenute dagli oltre 60mila lavoratori italiani che ogni giorno vanno a lavorare nel territorio elvetico.

Risorse «fondamentali» per finanziare le opere pubbliche necessarie per il territorio e ora «messe a rischio» anche dalla proposta del Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Claudio Zali, avanzata al Governo cantonale, secondo cui i ristorni del lavoratori frontalieri dovrebbero essere vincolati al finanziamento di servizi e infrastrutture utili alla mobilità transfrontaliera. «Una posizione inaccettabile e che viola palesemente le norme e gli accordi sottoscritti», dichiara Fermi.”

Insomma, tutti a volersi bene, i leghisti, finché non si tocca il borsello, e allora tutti vogliono i dindi dei poveri frontalieri, che, stretti tra incudine e martello, pagano e basta.

I Comuni italiani di confine vogliono i soldi che permettono sempliicemente di tirare avanti, visto che percentuali importantissime di contribuenti sono proprio frontalieri. Zali, in stile Trump, vuole fare pagare sempre a loro le sue politiche sulla mobilità di confine.

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