Balotelli: il razzismo fa male

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Oggi Mario ha fatto un salto, magari non sportivo, ma di certo nella sua anima. Oggi Mario, il cialtrone pieno di se, mi piace un po’ di più.

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Balotelli può piacere o non piacere. In effetti in passato ha fatto di tutto per stare sugli zebedei anche a legioni di tolleranti e amichevoli amanti del calcio.

Oggi però, ci sembra di avere di fronte un Balotelli non meno pieno di sè, quello un po’ gli rimane come difetto, quanto più consapevole del suo ruolo.

Insomma, Mario è cresciuto, e lasciati alle spalle (almeno in parte si spera) gli eccessi di gioventù, è adesso conscio di quello che rappresenta e che può trasportare con le sue parole: un pensiero, un’idea.

Mario è nero, non ci sono cazzi, e lui lo sa. Lo sapevano anche i bambini bianchi che, come ci racconta, da piccolo lo escludevano dai giochi. “Io pensavo fosse perché ero un casinista, poi ho capito il vero motivo”, ci dice sempre Mario.

Oggi Mario è in Nazionale. Sembra per certi versi domato, per altri, invece, dà l’idea di qualcuno che si sia tolto un giogo, una catena e Mario fa una cosa importante per uno sportivo: fa politica.

Non la fa nei partiti, ma nella società, in quella polis, in quella collettività dove suo malgrado vive, che suo malgrado ama.

“Il razzismo fa male, dobbiamo diventare come altri Paesi, come la Francia, l’Inghilterra.”

Ora concediamo a Mario il beneficio del dubbio. Francia e Inghilterra non sono proprio da prendere come esempi d’integrazione o di mancanza di razzismo e xenofobia.

Quello che ci permettiamo di tradurre, almeno immaginiamo, è che lo spirito di una nazione, il suo governo, dovrebbero essere specchio di un umanesimo, un illuminismo che sono molto più endemici in Francia e Inghilterra (almeno in teoria). Lasciamo parlare lui, che in un ‘intervista su Repubblica dichiara:

“Devo essere sincero. Fare il capitano, per me, non cambierebbe più di tanto. Io sono in questa Nazionale per fare gol, non per fare il capitano. Per gli altri potrebbe essere un bel segno: soprattutto per gli immigrati africani, sarebbe un segnale forte per chi come me è originario dell’Africa. (…) Parlare di persone che non ti capiscono è più semplice che parlare di razzismo. Il razzismo è un discorso troppo complicato. Io l’ho vissuto sulla mia pelle, quando ero più piccolo. Non so se sia razzismo o gelosia. Di sicuro fa molto male e dà fastidio.”

Fa specie che Mario non si dissoci, non faccia il nero-bianco come il senatore leghista Tony Iwobi, utile scimmietta danzante di Salvini (leggi qui). È bello vedere che Mario è conscio dei più sfortunati, di coloro che portano un marchio indelebile, agli occhi degli imbecilli, sulla loro pelle.

Oggi Mario ha fatto un salto, magari non sportivo, ma di certo nella sua anima. Oggi Mario, il cialtrone pieno di se, mi piace un po’ di più.

 

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