Che sfortuna non essere stato filmato

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Un eroe non è chi fa il suo lavoro, un eroe è chi rischia la propria vita per salvarne altre, una persona che mette a repentaglio la propria pelle, seguendo un impulso altruista. Queste persone, bianche, nere, verdi, poco importa, dovrebbero avere di più dallo Stato. Lo Stato, che siamo noi, che è questa marcia collettività, dovrebbe ringraziarli, aiutarli, sostenerli, perché sono gemme che escono dal letame.

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Sono neri tutti e due, quel bel nero ebano lucido, che fa risaltare le cose nei riflessi, una bellezza in negativo, che vive di rifrazione. Lo sono Mamadou, lo spiderman del Mali premiato pochi giorni fa dal presidente francese (leggi qui), lo è Aymen, tunisino, che di bambini ne ha salvati due sottraendoli alle fiamme.

Sono neri tutti e due non per la pelle, ma perché stanno ai margini, nell’ombra, insieme alle altre migliaia di clandestini. La loro storia è parallela. Mamadou ha salvato un bambino che rischiava di cadere da un balcone del quarto piano arrampicandosi sulla facciata, Aymen ha salvato due bambini gettandosi tra le fiamme.

Due coraggiosi, certo, due persone, come ce ne sono poche. Mamadou però ha avuto la fortuna di avere qualcuno che lo filmava col telefonino, Aymen no. E oggi, ragazzi, l’immagine è tutto. Mamadou ha avuto la medaglia d’onore, e anche Aymen e la storia parallela si ferma qui. Mamadou ha avuto la cittadinanza e un lavoro, Aymen l’espulsione, tanti saluti e grazie.

Non ti regalano la nazionalità, non ti regalano il lavoro. Lo fanno se sei famoso e pensano, anche un po’ cinicamente, che premiare l’eroe famoso sia un bel segnale. Certo che lo è, non siamo così buonisti coglionisti da non capirlo. Però, c’è sempre questo maledetto però, ci sono eroi anonimi, immigrati e non, che ricevono solo un pezzo di latta e i ringraziamenti dello stato e basta e a volte nemmeno quello.

Un eroe non è chi fa il suo lavoro, un eroe è chi rischia la propria vita per salvarne altre, una persona che mette a repentaglio la propria pelle, seguendo un impulso altruista. Queste persone, bianche, nere, verdi, poco importa, dovrebbero avere di più dallo Stato. Lo Stato, che siamo noi, che è questa marcia collettività, dovrebbe ringraziarli, aiutarli, sostenerli, perché sono gemme che escono dal letame. Quel letame che ormai, in Europa, lo dimostra il recente governo italiano, sale sempre di più fino a soffocare la rada umanità che alberga nei nostri cuori.

Aymen ha un avvocato, Philippine Parastatis. La Parastatis è di origine greca, si capisce dal cognome, e lavora per difendere questi poveri disperati, probabilmente un’altra inguaribile buonista coglionista.

Philippine ha fatto un appello a Macron, che supponiamo inutile come un’elica a una pianta di rose, una frase, finale, conclusiva in questo appello è insignificante e gigantesca al contempo, perché riassume la pochezza e la grandezza di questo mondo ipermediatizzato:

“Che sfortuna non essere stato filmato..”

Si, che sfortuna.

 

 

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