Clochard di Besso, tutta colpa sua?

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Ne riparliamo in seguito alla testimonianza del fratello che, giustamente esasperato lamenta il fatto che il suo congiunto, ormai alcolista cronico, non voglia più farsi aiutare.

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Certo che è colpa sua. È colpa di noi tutti quando finiamo in un gorgo che ci uccide lentamente.

Ne riparliamo in seguito alla testimonianza del fratello che, giustamente esasperato lamenta il fatto che il suo congiunto, ormai alcolista cronico, non voglia più farsi aiutare. Il clochard trovato a Lugano-Besso recentemente dai City Angels (leggi qui), “…ha deciso di vivere per strada. È lui che non vuole farsi aiutare da nessuno”.

Certo. Se si facesse aiutare sarebbe uscito dalle statistiche della miseria. Quello che spesso si fatica a capire è che siamo tutti responsabili di quello che ci succede. Incidenti di percorso, mancanza di amore, buchi neri che scavano e preparano il nido all’autodistruzione.

La famiglia a volte si arrabbia, è comprensibilissimo. Chi è “sano” non riesce a capire le pulsioni distruttive che accompagnano un alcolista o un tossico. Però, semplicemente, queste persone sono proprio ai margini perché non ce la fanno. Le altre, più fortunate, riescono a reimmettersi nella corrente del fiume, loro ristagnano nelle pozze a lato, tra le pietre e la fanghiglia.

È neccessario capire una cosa e accettarla: ci sono persone che non usciranno mai da quelle pozze. Ci rimarranno intrappolate come girini, in attesa che il sole evapori l’acqua e le lasci disseccate sulla sabbia insiema alle alghe. Questo non le rende meno persone, come non rende meno persona un malato terminale di cancro. Entrambi hanno il diritto ad un accompagnamento, difficile certo, ma disinteressato e gentile, comprensivo e saggio.

“Ogni volta che lo chiamo spegne il cellulare. L’ultimo messaggio gliel’ho inviato il 30 maggio. Non mi ha mai risposto. Eppure gli dicevo che erano arrivati importanti lettere da parte dell’Arp e che avevano trovato una soluzione per una nuova casa. Deve presentarsi verso fine giugno, altrimenti bisogna ricominciare tutto da capo”

Racconta a TIO esasperato il fratello. Ma al nostro uomo non fotte un cazzo delle ARP, della casa, del fratello. Lui trova solo nell’alcool quella coperta calda, ma falsa e traditrice che lo scalda, che lo intorpidisce riducendolo a un cadavere che cammina.

La soluzione non c’è, o almeno non sempre. C’è la nostra umanità, la nostra pazienza nel non abbandonare questi lenti suicidi. Nel capire che a volte qualcuno non ce la fa, e se anche è “colpa sua”, le cose non cambiano.

 

 

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