Dopo quella dei nerds, la rivincita dei Trump

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Trump e i suoi discepoli. Tutti a loro agio nel ruolo del grande seduttore. Dell’apostolo dell’odio e del razzismo. Complice la gente che adora sentirsi sussurrare all’orecchio paroline zozze malgrado poi, ai nostri eroi, di noi e della nostra virtù non gliene freghi una beneamata cippa.

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Mentre i Mondiali impazzano, tra chi perde clamorosamente, come nel caso della Germania, e chi invece si qualifica grazie all’intercessione divina di Santa Maradona da Buenos Aires, c’è anche chi vince, a mani basse. E lo fa senza neppure dover toccare il pallone. È il solito Trump. Uno che, come quei bambini capricciosi incapaci di mollare ciò che hanno deciso di volere a tutti i costi, vengono accontentati da mammina solo per non vederli frignare davanti alla cassiera. Così pur di evitare figure di merda con gli altri clienti in fila, alla fine l’hanno vinta loro.

In questo caso la mammina è la Corte Suprema e la vittoria “enorme”, la rivincita a cui fa riferimento la Casa Bianca, sottolineando il risultato ottenuto, è il primo provvedimento shock preso dal presidente Trump una volta eletto. Vale a dire quel “Muslim ban” con il quale vietava ai cittadini di cinque Paesi musulmani, più quelli del Venezuela di Maduro, l’ingresso negli Stati Uniti. Una politica dei muscoli a vista e dei pugni battuti sul tavolo che, alla lunga, c’è chi giura mostrerà la corda e il gioco dell’oca ricomincerà da capo. Forse.

Perché al momento, gli epigoni di Trump, stanno spuntando come funghi. E, fra gli imitatori più promettenti del palazzinaro presidente a stelle e strisce, c’è senza ombra di dubbio Salvini che del trumpismo ne ha fatto una fede. E, forse, credere che basti tapparsi le orecchie o turarsi il naso aspettando che passi la buriana non è sufficiente. Ormai non basta più. Soprattutto se per questi due psicopatici pieni di sé, l’unico vero obiettivo, è una sorta di piacere onanistico. Quello di vedersi al comando, eccitati dall’esercizio del potere. Un esercizio violento. Egoista.

Trump e i suoi discepoli. Tutti a loro agio nel ruolo del grande seduttore. Dell’apostolo dell’odio e del razzismo. Complice la gente che adora sentirsi sussurrare all’orecchio paroline zozze malgrado poi, ai nostri eroi, di noi e della nostra virtù non gliene freghi una beneamata cippa. Eppure, dopo la buccia di banana dei bimbi strappati in modo disumano ai propri genitori al confine col Messico, esempio lampante di come Trump sia un poveraccio incapace di qualsiasi empatia, ad aver dato ossigeno e riportato il sereno ci ha subito pensato il verdetto definitivo della Corte Suprema che, alla fine di un lunghissimo braccio di ferro, ha dato ragione a quel monellaccio di Donald. Forse perché l’erba gramigna non muore mai e più la strappi e più quella ricresce. Forte e più cattiva di sempre.

 

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