La pacchia del piccolo Miracle

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Eccola, la pacchia di Miracle e della sua mamma, Una pacchia strappata al mare e alla disperazione, per ribadire che l’umanità dovrebbe essere una, unita, che non lascia indietro i deboli.

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Per lui è stata davvero una pacchia. Oppure una bella botta di fortuna, chiamatela come volete. O magari la ruota del karma, che aveva deciso che quei due chili e ottocento grammi di bambino venissero alla luce e non finissero a ingrassare i pesci come spesso purtroppo accade.

Sua madre, nigeriana, ha passato l’ultimo anno a cercare di raggiungere l’Europa. È stata tenuta prigioniera, ricattata per avere più soldi da parte degli scafisti, ha sofferto la fame e la sete su una spiaggia libica in attesa di partorire. È salita su un barcone con il pancione e ha trattenuto quel fagottino.

Poi la salvezza, la nave Acquarius raccoglie lei e altri profughi. Par mamma Marie (nome di fantasia) è come se ci fosse un segnale, e in poco tempo, accudita da un’infermiera, partorisce su quel mare che tanta morte ha dispensato negli anni. Oggi il Mediterraneo regala invece una vita, la vita del piccolo Miracle, un fagotto di speranza e gioia in un mare di tenebra.

Eccola, la pacchia di Miracle e della sua mamma, Una pacchia strappata al mare e alla disperazione, per ribadire che l’umanità dovrebbe essere una, unita, che non lascia indietro i deboli. Per il piccolo Miracle gli altri profughi hanno cantato e ballato, perché quella nascita è un segno di speranza, perché riguarda un po’ tutti loro, perché Miracle è il bambino di quel barcone e nessuno di loro lo dimenticherà mai.

Nei due giorni in cui Miracle è stato sull’Acquarius, duemila profughi sono stati soccorsi, sono sopravvissuti all’ordalia di attraversare quel deserto salmastro pieno di vita. Con l’estate aumenteranno le partenze, dalla Libia, dalla Tunisia. Coloro che partiranno forse non avranno al fortuna di Miracle, no, per loro nessuna pacchia.

Oggi Miracle è a Catania e crescerà in un’Europa che odia quelli come lui, lui però e vivo e con la sua tenacia ci sfida tutti: esisto, sono.

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