No Billag, ecco che tornano

Le urne fumavano ancora, dopo i massacri durati mesi tra le opposte fazioni, che già c’erano proclami ostili. Oggi dopo una pausetta canonica, i nostri amici, che hanno tanto a cuore il Ticino e i ticinesi, tornano all’attacco, A fare da megafono al Mattino della Domenica e alle considerazioni dei No Billag, il braccio digitale della Lega, Liberatv, che riporta in un suo articolo una serie di prese di posizione di personaggi, ovviamente, tutti ostili all’ente radiotelevisivo.

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Dai, non siate ingenui, pensavate che la scoppola di qualche mese fa gli fosse bastata? Macché, loro non sono mica come noi, che se prendiamo un rebattone 70 a 30 ci facciamo delle domande. Loro sono sempre in attacco, qualunque cosa succeda, e questa, bisogna dargliene atto, è una strategia vincente: non mollare mai, ribalta sempre le cose, dai sempre la colpa agli altri, attacca anche in minoranza. Non è un metodo solo di Quadri e compagnia, certo, ma la Lega è maestra in questa tattica.

E la No Billag ne è un esempio. Le urne fumavano ancora, dopo i massacri durati mesi tra le opposte fazioni, che già c’erano proclami ostili. Oggi dopo una pausetta canonica, i nostri amici, che hanno tanto a cuore il Ticino e i ticinesi, tornano all’attacco, A fare da megafono al Mattino della Domenica e alle considerazioni dei No Billag, il braccio digitale della Lega, Liberatv, che riporta in un suo articolo una serie di prese di posizione di personaggi, ovviamente, tutti ostili all’ente radiotelevisivo.

Secondo i facinorosi antistatalisti, la RSI non ha ancora fatto nulla per cambiare, e sì che lo aveva promesso!

Il prode Marco Chiesa, l’impresentabile Tuto Rossi, l’inconsistente Battista Ghiggia, l’insulso Massimiliano Robbiani, tutti lì a raccontarci, indignati, la loro delusione: dalle parole non si è passati ai fatti. La casuale connessione tra i due neuroni di Robbiani ci da un sunto del No Billag pensiero:

“ Certamente una votazione popolare per portare il canone a 200 Fr, a questo punto, è più che auspicabile, anche perché, se dovessimo aspettare la dirigenza della SSR per trovare delle soluzioni, di tempo ne passerebbe e non poco. Intanto mi aspetto che pure i dipendenti della SSR paghino il canone come tutti i comuni mortali. Una promessa, come tante, non ancora mantenuta. Vedremo…”

Ma la cosa buffa è che questi tizi “non hanno visto cambiamenti”, come se cambiamenti di questo calibro, che coinvolgono un’azienda di migliaia di persone, fossero cosa di due minuti. La solita retorica populista atta a scaldare il sedere ai propri lacché ma che non serve a un fico secco.

Questo insegna però una cosa, questa gente, distruttiva e legata alla pancia del proprio elettorato con un cordone ombelicale simile a un oleodotto saudita, non molla, continua a corrodere, a sgretolare, a buttare fango che poi tocca a noi pulire. Abbassare la guardia vuol dire, prima o poi, capitolare.

 

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