Shaqiri, Xhaka e l’aquila acefala

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La nazionale multietnica svizzera ha approfittato del rancore covato per note ragioni storiche da kosovari e albanesi nei confronti dei serbi

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Sull’intelligenza dei calciatori al di fuori del rettangolo verde i dubbi sono legittimi, e soprattutto sulla loro capacità di mettersi in rapporto con la società che li circonda: il loro statuto non lo prevede, né i tifosi, a cui solo la vittoria importa, lo chiedono. Shaqiri e Xhaka, grandissimi  in campo contro la Serbia, non fanno eccezione. Sul primo grava il giudizio di Guardiola, che lo ha scartato al Bayern di Monaco “per limitate capacità intellettuali”.

La nazionale multietnica svizzera ha approfittato del rancore covato per note ragioni storiche da kosovari e albanesi nei confronti dei serbi: i due erano carichi come molle, Shaqiri ha mulinato le sue gambette come un ossesso, e come non aveva fatto contro il Brasile (speriamo si ripeta in futuro). Poi si è tolto la maglia beccandosi un giallo stupido: contro il Costarica rischia il secondo e l’esclusione dagli ottavi. Ma a lui interessava battere i serbi, a Xhaka idem. Interessava mostrare la bandiera, l’aquila bicefala, nell’antichità simbolo di occidente e oriente, di potere temporale e spirituale. Oggi, in questo caso, simbolo del nazionalismo albanese.

Con logica cartesiana Shaqiri ha poi spiegato che lui è in campo per giocare a calcio, non per fare politica! Che Guardiola nel suo impietoso giudizio ci abbia preso? Oltretutto Shaqiri aveva messo il simbolo albanese anche sugli scarpini… Xhaka è stato più sfumato, ha ringraziato e salutato urbi et orbi albanesi, kosovari, svizzeri, parenti e amici.

Petkovic  ha dichiarato di non aver visto nulla. La Federazione serba giustamente ha inoltrato protesta.  Nel 2014 l’inglese Atkinson sospese la partita Serbia-Albania dopo che un drone con la bandiera albanese aveva sorvolato lo stadio del Partizan a Belgrado provocando gravi disordini sugli spalti, e la sconfitta a tavolino dalla Serbia per 3 a 0. Qui ci scapperà forse un richiamo o una multa formale. Né i serbi godranno di un “Var” retroattivo sul rigore netto di Schär e Lichtsteiner su Mitrovic , selvaggiamente placcato.(stavvi Minos orribilmente e ringhia, giudica e manda secondo c’avvinghia) Per Brych un buffetto. Gli ambienti nazionalisti kosovari e albanesi non parlano di vittoria svizzera, ma di vittoria loro, perché , dicono, il sangue rimane il loro. Vero per il loro “kanun” (il codice medievale che ammette la vendetta per fatti di sangue) aberrante per noi, anche se in questo caso il tutto va evidentemente rapportato a una scala minore, fatta di gesti  simbolici e incruenti.

E tuttavia,  Shaqiri e Xhaka non hanno capito che  in maglia rossocrociata rappresentano un’ altra realtà, e men che meno hanno capito che i loro compagni Seferovic, Gavranovic e Drmic,  di origine serba, avrebbero tutti i diritti di protestare presso i responsabili della Federazione svizzera di calcio. Che ha dormito, perché dopo il “gentlemen agreement” dwl 2014 mediato da Behrami (niente manifestazioni politiche nazionaliste in maglia rossocrociata)  hanno pensato che il problema fosse risolto. E s’é visto. Qualcuno, dovrebbe poi spiegare ai due, (in questo caso polli più che aquilotti) che il loro comportamento ha scatenato(e scatenerà a lungo) l’odio della destra xenofoba: attendiamo il nuovo pezzo della “Weltwoche”  che aveva già definito la nazionale “una lobby di mercenari balcanici con l’aggiunta di qualche africano”. C’è solo da sperare che l’ottimo lavoro fatto da Petkovic, abilissimo a mettere d’accordo le più svariate etnie non subisca danni.

Dunque, amici come prima. Come capita nel gioco del calcio, in cui l’allenatore deve convincere i giocatori ad essere virtuosi, ossia ad essere altruisti, a pensare al bene comune, non per amore della virtù, ma per avere successo.

Se saranno virtuosi, se sputeranno (metaforicamente…) sangue per la maglia, i rossocrociati faranno molta strada e aumenteranno molto il loro valore di mercato.. Le dediche, entro certi limiti e a patto che non si ripetano, le possiamo anche perdonare.

Il  capitano Lichtsteiner  a un certo punto s’ è accodato ai neo-aquilotti, mimando anche lui il gesto in questione. Forse è stato il più astuto. Ma si, le emozioni… nulla di grave.. Amici come prima, e rossocrociati che più non si può.

 

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