Tra polizia e Tra

Mancavano probabilmente solo l’elicottero, i cecchini appostati e la S.W.A.T. per quello che ieri sera, al Bibliocafè Tra l’altro (per tutti Il Tra) a Lugano è stato presentato come “un controllo”

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Mancavano probabilmente solo l’elicottero, i cecchini appostati e la S.W.A.T. per quello che ieri sera, al Bibliocafè Tra l’altro (per tutti Il Tra) a Lugano è stato presentato come “un controllo”. Una trentina di poliziotti, di cui alcuni in borghese, stando alle testimonianze, con un furgone, che hanno controllato i documenti di tutti i presenti; il tutto si è concluso con una multa per lo spaventoso numero di dieci sedie portate irregolarmente da dentro il locale alla terrazza. In mezzo, decine di persone fermate per circa due ore senza possibilità di uscire, compresa, come raccontano diversi testimoni, una ragazza incinta che stava decisamente poco bene e diverse famiglie con bambini piccoli trattenute fino a oltre le 22.30, famiglie venute a mangiare qualche costina approfittando di una delle rare serate di bel tempo.

Stando al racconto di un testimone, la retata (diamo il nome alle cose) si è svolta con modalità discutibili per quello che la polizia ha definito “un controllo”.

Se questo è un controllo, diciamolo, l’arresto del Deadpool mascherato qualche giorno fa è una brillante operazione antiterrorismo internazionale.

Poco prima che arrivassero le volanti, abbiamo visto un drone sorvolare il Tra: pensavamo al drone dell’Ospedale, ma il percorso era diverso. Poi all’interno del locale c’erano già due poliziotti in borghese, di cui una in servizio da molti anni quindi riconoscibile, e son stati visti dei poliziotti con un furgone fare delle foto da fuori il locale, poi sono arrivati tutti gli altri, prima una decina, poi altri.

Racconta ancora il testimone: “Hanno preso i documenti di tutti quanti i presenti, con modi non bruschi, ma sicuramente molto freddi e rigidi, nè un saluto, nè una cortesia, uno “scusate, dobbiamo controllare”; c’era un poliziotto nel furgone che comunicava con la centrale controllando i documenti uno per uno. Nonostante ciò, il clima all’interno del locale è rimasto sereno, tanto che diversi avventori hanno iniziato a chiedere spiegazioni agli agenti, molti dei quali giovanissimi ed evidentemente spaesati, i quali rispondevano solo con frasi come “ci hanno detto che dovevamo farlo”, “ci hanno detto che possiamo fare così”. Nessun’altra motivazione però sulle basi legali di ciò, sembravano alquanto impreparati.

E nonostante l’atmosfera comunque tranquilla, non sono mancate esplicite rimostranze: “Una ragazza incinta ha chiesto di poter avere indietro i documenti perchè stava male, un’altra invece ha lamentato di dover andar via perchè si alzava alle 5 per lavorare, le famiglie con bambini protestavano perchè i bimbi a quell’ora dovrebbero essere a letto e non in un locale circondati da poliziotti. A un certo punto un poliziotto molto giovane ha iniziato a prendere i nomi di chi doveva andar via e in effetti così a queste persone dopo 15-20 minuti sono stati ridati i documenti e hanno potuto lasciare il locale. Il tutto si è poi concluso dopo circa 2 ore, con le scuse solo di alcuni degli agenti.”

Detto questo, ci si potrebbe chiedere il perchè di un tale dispiego di forze, degno di un’operazione antiterrorismo, per un semplice controllo documenti in un bar in cui non si sono mai verificati incidenti o problemi di sorta. Ma, come dice il profeta Quelo, probabilmente la domanda è malposta: bisognerebbe chiedersi chi ha mandato 30 poliziotti a controllare un bar, con relativi costi a carico della collettività. Si dice che a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina: sarà un caso, ma proprio ieri sera al Tra erano previste due riunioni, ovvero quella del collettivo di donne “Io l’8 ogni giorno” e delle donne di Amnesty impegnate a organizzare la trasferta per la manifestazione del 16 Giugno. O forse si cercava “altro”, che non c’era, e si è trovato poi il pretesto delle sedie per giustificare un tale spiegamento di risorse? Occorrono 30 agenti per controllare il posizionamento di 10 sedie?

Si è forse voluto dare un segnale, anche intimidatorio, a una realtà che non si è allineata alla tradizionale movida luganese fatta di cocktail sul lago e dj-set, e che forse paga la vicinanza ideale al CSOA Il Molino, da sempre nel mirino del Capo Dicastero della sicurezza Michele Bertini e della Destra locale?

 

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