Zali e la magistratura, nemici amici

Una sana magistratura, non può e non deve essere amica della politica, come un sindacato non può essere amico del padronato: può trovare accordi, discuterci ma non essere compiacente

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Ecco perché separare i poteri è importante. La politica da una parte e la legge dall’altra. Lo sappiamo da secoli, secoli di incerte democrazie e dittature, fino ad arrivare a oggi, dove non abbiamo un sistema perfetto, ma il migliore di quelli imperfetti. “Stringi”, direte voi.

Bene, più che giusto, mi aggancio a un articolo di Ticinonews sulle recenti dichiarazioni di Mauro Mini, presidente del Tribunale d’appello che dopo avere criticato le ingerenze di Zali, riceve ora piccata risposta dal governo ticinese. Leggiamo da Ticinonews:

“Le parole del nuovo presidente del Tribunale d’Appello Mauro Mini, (…) non sono decisamente andate giù al Governo. Mini, ricordiamo, aveva criticato i rapporti tra potere giudiziario e legislativo, con una stoccata all’indirizzo del Consigliere di Stato Claudio Zali: “Qualche membro (del Governo) voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste”, aveva chiosato il giudice, riferendosi alla dichiarazione di Zali del marzo scorso, quando aveva definito “teatrale” l’inchiesta del pg John Noseda sul caso Argo 1 “La magistratura – aveva rincarato – poteva forse essere più coraggiosa”.

Un bisticcio? Fino a un certo punto. La politica critica la magistratura e la magistratura ribatte, per voce di Mini e in toni velati ma chiari, che la sua indipendenza è intoccabile.

Poi la politica ribatte di nuovo: che volevi dire, Mini? Parla chiaro, che sennò poi non si va più d’accordo.

Giusto? Fino a un certo punto. Separazione vuol dire anche indipendenza, se questa indipendenza poi cozza con altri poteri, beh, cavoli, è poi il motivo per cui c’è ‘sta benedetta separazione dei poteri, dove l’uno non entra nel territorio dell’altro. Insomma, che si litighi è in fondo un sintomo di sanità delle istituzioni.

E senza per forza dover dare addosso a Zali, è vero che a volte la magistratura dovrebbe essere meno timida, ma lo è soprattutto nelle vesti dei procuratori, proprio a causa delle pressioni politiche. Il discorso di Mini, nuovo presidente del tribunale d’appello è chiaro e preventivo: vedete questa righetta bianca scritta col gesso per terra? Ecco, voi arrivate fino qui, ma non superatela. Una sana magistratura, non può e non deve essere amica della politica, come un sindacato non può essere amico del padronato: può trovare accordi, discuterci ma non essere compiacente.

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