Arrivano i Sioux

Quattro ragazzi che hanno deciso di scrivere per GAS, convinti di avere qualcosa da dire, che fare resistenza è la via del guerriero, dove il guerriero non è necessariamente simbolo di scontro, ma di strada da percorrere, con coraggio, tenacia, disciplina e amore. Da domani parte la loro rubrica, in questo spazio dedicato.

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C’hanno messo un sacco a trovarsi un nome, ‘sti quattro balenghi. Uno splendido delirio di pareri, dubbi, proposte e controproposte divertenti ma inapplicabili. Hanno perlomeno scansato “Panda”, che faceva tanto estinzione.

Alla fine hanno deciso per SIOUX, i famosi nativi americani che occupavano le regioni dal Platte al Missouri nelle grandi pianure. I Sioux erano fieri e indomiti, un popolo guerriero simbolo di resistenza alla violenza e al sopruso, simbolo di amore per la propria terra e di rispetto per uomo e animali. Dall’altra c’erano le giacche blu, i regolari della cavalleria USA, simbolo di colonizzazione e di degrado dell’ambiente, figli di una macchina gigantesca e tritacarne che avrebbe seppellito i sogni di un popolo.

Sono quattro i giovani (per ora) componenti questo gruppo di scrittori che faranno un’ottantina d’anni in quattro: Shila, Valentina, Emanuele e Angelo. Quattro ragazzi che hanno deciso di scrivere per GAS, convinti di avere qualcosa da dire, che fare resistenza è la via del guerriero, dove il guerriero non è necessariamente simbolo di scontro, ma di strada da percorrere, con coraggio, tenacia, disciplina e amore. Da domani parte la loro rubrica, in questo spazio dedicato.

I ragazzi lo sanno che i Sioux alla fine hanno perso, ma anche che non si sono mai arresi, che ancora oggi la cultura degli indiani delle pianure è forte e potente e suscita l’ammirazione di tanti occhi bianchi.

Perché ci sono dignità e bellezza in un’onorevole sconfitta.

Chi ama la terra, la gente e l’armonia sposa le battaglie dei Sioux, ne trae insegnamento, ne assorbe la saggezza come un cuscino di muschio sugge la rugiada. Non hanno padroni, scrivono ciò che vogliono. Lo fanno per noi e ne siamo fieri.

Un proverbio dei Cheyenne, parenti stretti dei Sioux, recita: “ il nostro primo insegnante è il nostro cuore”. Forse questi ragazzi hanno tanto ancora da imparare e di certo l’umiltà per farlo, ma hanno anche tanto da insegnare.

Che dire, raga, Hoka Hey, oggi è un buon giorno per morire.

 

 

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