“Bella ciao”, una canzone per l’estate

In Francia il canto dei partigiani in cima alle classifiche

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Uno dei ricordi musicali più forti della mia infanzia risale a circa 35 anni fa, quando una cinquantina di mondine invase la piazzetta di un piccolo comune del Malcantone.

Di loro naturalmente avevo sentito parlare dai miei: la canzone di protesta è stata parte della mia educazione familiare. Ma non le avevo mai sentite e quando dai corpi di queste signore già cinquantenni si sprigionò un canto – quel canto – l’emozione fu totale. La piazza venne come sollevata in aria da quelle voci acute, vere e spontanee.

Cantavano “Bella ciao”. E poi “Son la mondina, son la sfruttata” e “Sebben che siano donne”: canti di protesta e di dignità, di pace, canti di donne in rivolta.

Oggi quella canzone che tutti noi – se siamo umani – conosciamo, è stata ripresa in Francia in cinque versioni differenti, tutte quante entrate nella classifica Top 100 di Itunes, grazie anche alla popolarità che ha dato a questa canzone la serie TV “La casa de Papel”.

“Bella ciao” è la canzone dell’estate in Francia.

Ma la versione cantata dalle mondine è diversa: è una canzone di risaia:

“Alla mattina, appena alzate, o bella ciao, bella ciao, nella ciao ciao ciao, alla mattina, appena alzate, in risaia ci tocca andar”.

Un canto di lavoro riportato alla ribalta dal lavoro del Nuovo canzoniere italiano, che nel 1965 pubblicava un disco fondamentale per il revival folk e che segnerà la ricerca musicale degli anni successivi: “Le canzoni di Bella Ciao”, nel quale una straordinaria Giovanna Daffini interpretava la versione delle mondine.

Per molti anni i musicologi hanno pensato che la “Bella ciao” che conosciamo, quella dei partigiani, fosse stata ripresa – come spesso capita nella musica popolare – dal canto delle mondine, ma in realtà studi successivi hanno dimostrato che non è così.

Quello che è certo è che questa canzone, dalle origini ancora oscure (ci sono mille ipotesi su chi l’abbia scritta e sull’origine della melodia) e divenuta famosa dopo la fine della guerra, ha avuto un successo straordinario in tutto il mondo, diventanto la canzone di protesta che si intona durante le manifestazioni di piazza.

Ma è la Francia che da sempre ha un rapporto speciale con questa canzone: nel 2007 Tactikollectif (progetto formato tra gli altri dai musicisti del famosissimo gruppo Zebda) se ne uscì con un album intitolatò “Motivés”, in cui insieme al bellissimo “Chant des partisans” c’era anche una versione di “Bella ciao” à la française. Un successo: 200.000 copie vendute.

Ora “Bella ciao” ritorna, in versioni assolutamente inaspettate: quella del Dj Jean Roch, che fa ballare le notti di St. Tropez (!) e che spiega: “Bella ciao è il mio primo ricordo musicale. Me la cantava mio nonno toscano che è stato alpino durante la guerra. La mia versione è un omaggio a lui e un modo per riproporre quei valori ai giovani che non la conoscono”.

Un intento lodevole, anche se il sospetto di un’operazione commerciale ben architettata c’è, come nel caso della versione di Maitre Gims, dove il senso è fortemente rimaneggiato per farla diventare una canzone d’amore.

E comunque due milioni di ascolti sulle piattaforme di steraming ogni settimana che cosa ci dicono?

Prima di tutto che “Bella ciao” è una canzone molto bella, ma soprattutto che continua a raccontarci qualcosa. Della necessità di ribellarci, di lottare, anche a costo di pagarne le conseguenze. Una canzone che risuona, con tutto il suo dramma e il suo coraggio, in questi tempi bui, nei quali bisogna prepararsi di nuovo a resistere.

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